Spunti di riflessione per la Confessione comunitaria

La riconciliazione di più penitenti con la confessione e l’assoluzione generale

(spunti di catechesi)

«Il male è forte, ha un potere seducente: attira, ammalia. Per staccarcene non basta il nostro impegno, occorre un amore più grande. Senza Dio non si può vincere il male: solo il suo amore risolleva dentro, solo la sua tenerezza riversata nel cuore rende liberi. Se vogliamo la liberazione dal male va dato spazio al Signore, che perdona e guarisce. E lo fa soprattutto attraverso il Sacramento che stiamo per celebrare. La Confessione è il passaggio dalla miseria alla misericordia, è la scrittura di Dio sul cuore. Lì leggiamo ogni volta che siamo preziosi agli occhi di Dio, che Egli è Padre e ci ama più di quanto noi amiamo noi stessi”.

(Papa Francesco, Omelia del 29 marzo 2019)

«La liturgia della Chiesa, nelle settimane che precedono il Santo Natale, prepara con materna premura il cuore dell’uomo ad un tenero, ma sconvolgente incontro. Il Signore del mondo e della storia si è fatto Bambino per essere da noi amato.

Noi, sue creature, possiamo riporre in quel Bambino tutte le nostre speranze. Infatti, anche se fin dagli esordi della storia l’uomo ne ha rifiutato meschinamente l’amore, Dio ha sempre preso l’iniziativa, un’iniziativa di misericordia per salvare l’umanità»

(card. Mauro Piacenza, Lettera ai penitenzieri e ai confessori in occasione del S. Natale 2020).

Introduzione

Tra le iniziative con cui Dio si fa incontro a noi con la sua amorevole misericordia, un posto del tutto particolare spetta al sacramento della Riconciliazione: sacramento del perdono, della guarigione dal peccato, dono di grazia e di liberazione. Ad esso ci conduce misteriosamente sempre lo Spirito Santo. Ma è dall’ascolto della Parola di Dio che facciamo verità sull’amore del Signore per noi e sulla nostra vita di figli del Padre, figli non sempre e non del tutto capaci di vivere in pienezza questa identità.

Così, se lo Spirito e la Parola ci aiutano a far memoria del tanto bene con cui Dio colma la nostra vita (motivo per il quale pure la confessione dovrebbe sempre iniziare con un rendimento di grazie da parte del penitente), permettono pure di mettere in luce i motivi e le scelte che, più o meno frequentemente e nelle forme più diverse, ci hanno portati distanti dal Padre. Figli dunque “lontani” e, di conseguenza, “lontani” pure dai fratelli e dalle sorelle.

Accostarci al sacramento della Riconciliazione è riallacciare queste relazioni a volte logore, forse pure interrotte poiché è il Signore che ci libera dalle strettoie del male, dai lacci del peccato.

Riconciliazione di più penitenti con la confessione e l’assoluzione generale

Solitamente il sacramento della Riconciliazione viene celebrato in forma individuale (prima forma). In occasione delle solennità di Pasqua e Natale, in molte parrocchie o Collaborazione pastorali si programmano anche delle celebrazioni comunemente dette “Confessioni comunitarie”, ma che in realtà sono il rito della Riconciliazione di più penitenti con la confessione e l’assoluzione individuale (seconda forma).

In via del tutto straordinaria, e dunque in situazioni di “grave necessità”, il Vescovo però può autorizzare una terza forma celebrativa: la Riconciliazione di più penitenti con la confessione e l’assoluzione generale.Consiste nella «assoluzione a più penitenti senza la previa confessione individuale» (Codice di Diritto Canonico, art. 961/1).

In occasione del prossimo Natale, i vescovi del Triveneto hanno espresso la loro preoccupazione circa l’effettiva possibilità per molti fedeli – causa il protrarsi della pandemia – di accedere al sacramento della confessione nella tradizionale forma “individuale”, per una serie di oggettive difficoltà e anche per evitare altri contagi e mettere ad ulteriore rischio la salute dei fedeli e dei ministri del sacramento. Consultata la Penitenzieria Apostolica in proposito, hanno convenuto che l’attuale situazione di pandemia possa configurare quei casi di grave necessità previsti dal Diritto Canonico e tali da portare, ad esclusivo giudizio del Vescovo diocesano e secondo modalità da lui stabilite, a valorizzare e rendere praticabile la cosiddetta “terza forma” del rito della confessione con assoluzione comunitaria e generale, sia per gli adulti che per i bambini e i ragazzi.

Ottenuta risposta affermativa a tale richiesta, in accordo con i vescovi del Triveneto il nostro vescovo Michele, pur ribadendo come la confessione individuale resti sempre la forma ordinaria di celebrare il sacramento della Riconciliazione, ha indicato che «se in una parrocchia il parroco dovesse giungere alla motivata convinzione che, nelle condizioni oggettivamente date, numerose persone desiderose di accedere al sacramento della riconciliazione ne sarebbero di fatto impedite a causa di un numero insufficiente di ministri o dalla difficoltà oggettiva di garantire le condizioni per un corretto svolgimento della celebrazione, il parroco potrà fare richiesta al Vescovo di svolgere une celebrazione penitenziale con assoluzione generale» (lettera del Vicario ai sacerdoti della diocesi, 11 dicembre 2020)   

Tale possibilità comunque è limitata al periodo che va dal 16 dicembre 2020 (inizio della Novena di Natale) al 6 gennaio 2021 (Solennità dell’Epifania).

È fatto però obbligo ai fedeli penitenti che ricorrono a questa forma celebrativa di accedere appena possibile alla confessione individuale dopo che saranno terminate le circostanze eccezionali che hanno provocato il ricorso all’assoluzione collettiva, e comunque prima di un’altra eventuale confessione generale.

Dal “Rito della Penitenza”

n.33:  Disposizioni richieste.

«Per quel che riguarda i fedeli, perché possano usufruire dell’assoluzione sacramentale collettiva, si richiede in modo assoluto che siano ben disposti: che, cioè, ognuno si penta dei peccati commessi, proponga di evitarli, intenda riparare gli scandali e i danni eventualmente provocati, e s’impegni inoltre a confessare a tempo debito i singoli peccati gravi, di cui al momento non può fare l’accusa». 

n. 34: Impegni che ne derivano.

«Coloro ai quali vengono rimessi i peccati gravi mediante l’assoluzione collettiva, prima di ricevere nuovamente una tale assoluzione, devono accostarsi alla confessione auricolare, a meno che non ne siano impediti da una giusta causa. Sono però strettamente obbligati, tolto il caso di impossibilità morale, a presentarsi entro un anno al confessore. Rimane infatti in vigore anche per essi il precetto, in forza del quale ogni fedele è tenuto a confessare privatamente al sacerdote, almeno una volta all’anno, i suoi peccati, s’intende quelli gravi, non ancora specificatamente confessati».