Menu Principale


Home
Il vangelo della domenica 1ª di Avvento PDF Stampa E-mail
Scritto da G.B.   
Giovedì 03 Gennaio 2013 00:00

1 DICEMBRE

QUALCUNO BUSSA ALLA MIA PORTA

La prima domenica d’Avvento ci invita a uscire dal banale, a non perdere tempo.
Quando noi celebriamo l’Avvento, non rappresentiamo un dramma, ma, nella certezza che il Signore è già venuto, cerchiamo di preparare il nostro cuore a riceverlo, prendendo esempio e incitamento dall’attesa dei Patriarchi, dei Profeti e del popolo degli umili, il piccolo resto d’Israele. Ecco perché, in assoluto, le figure portanti dell’Avvento sono anzitutto Maria e Giuseppe.

Chi vive liturgicamente la vita esce dal tempo, entra nel «divino», in cui non c’è né passato né futuro. Il contenuto divino dell’evento di Betlemme non appartiene al tempo, non è di duemila anni fa. Non «fu», ma «è». Che Dio si sia fatto bambino non è un fatto passato, avvenuto, scontato, bello da ricordare, pieno di insegnamento, e stop. Pensare a Gesù Bambino non è come pensare a Don Bosco bambino, a S. Francesco bambino o a noi quando eravamo piccoli.

Odo Casel, un grande liturgista, precursore del Concilio Vaticano II, scrisse: «Si tratta di far nostre queste grandi realtà della salvezza, non semplicemente di contemplare e imitare nel sentimento la vita terrena del Signore nei suoi particolari. Questo potrebbe farlo anche un non battezzato, mentre noi cristiani e cattolici siamo chiamati a celebrare il mistero di Cristo. Non servendoci dei nostri propri pensieri  ma servendoci della potenza che ci viene dallo Spirito di Dio».
Lo Spirito Santo ci rende contemporanei all’evento celebrato.
È urgente attendere. Ognuno di noi è misurato dalle sue attese. Si tratta di ridurre i nostri desideri fino ad averne uno solo, forte, travolgente. L’amore è tutta questione di desiderio. Qualcuno bussa alla mia porta.  

 

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 06 Dicembre 2013 23:02
 

bottom

Powered by SL.