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Vangelo della Domenica PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 20 Dicembre 2013 23:19

 

32ª del TEMPO ORDINARIO 3 Novembre 2019

OLTRE LA MORTE, LA VITA

Non ne abbiamo alcuna certezza. Sappiamo che la vita, per come la scienza la concepisce, un giorno si fermerà. Il cuore cesserà di battere, il cervello colliquerà. Il corpo, lentamente ma inesorabilmente, si consumerà.
Eppure, laddove la ragione deve dichiarare il proprio limite, può subentrare la fede. La fede dei fratelli narrati nel libro dei Maccabei, che sono disposti a «morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri», nella convinzione che il «re dell’universo» li «risusciterà a vita nuova ed eterna». La fede di Gesù Cristo, che, venendo da Dio, sa che egli è «Dio dei viventi» e non dei morti: tutti vivono in Lui, con Lui, per Lui.
Gli esseri umani hanno bisogno di colorare la propria vita di speranza, di immaginare un porto di quiete, di recuperare i momenti di ingiustizia tra le braccia di un Signore equo e amorevole. Non sono così importanti i dettagli di ciò che ci aspetta dopo la morte, quanto continuare ad «aggiungere vita ai giorni, più che aggiungere giorni alla vita» (E. Bianchi). Per questo obiettivo la fede nella risurrezione è un grande sostegno: relativizza le nostre preoccupazioni e ci permette di amare senza legarci troppo alle cose che passano.
Quelli che Dio riconoscerà come suoi figli staranno per sempre con lui. Non potranno più sbagliare, né cadere, né soffrire. Sentiranno e vivranno l’amore più grande ed eterno.

 

 

 

 

31ª del TEMPO ORDINARIO 3 Novembre 2019

ZACCHEO

 È verosimile che Zaccheo fosse un grande peccatore. Gli esattori delle tasse lucravano sulla gente, chiedendo spesso più del dovuto. Accumulavano ricchezze senza faticare e si erano compromessi col potere romano, tradendo il proprio popolo e le proprie tradizioni. Pur essendo disprezzati, guardavano tutti dall’alto in basso, perché vivevano nel lusso e nell’abbondanza, protetti dalle milizie dei conquistatori stranieri.
Non sappiamo perché Zaccheo voglia vedere Gesù. È semplice curiosità o un desiderio recondito di dare una svolta alla propria vita? Ciò che conta è che Gesù lo nota e senza indugio decide di fermarsi da lui. È un grande onore per quella cultura avere a pranzo il personaggio del giorno, il maestro e guaritore, il presunto Messia atteso da secoli in Israele. Viceversa, pare grave o incomprensibile agli Ebrei che il Cristo si comprometta con quell’uomo tanto sbagliato e odiato.
Gesù ha visto lontano, perché è lo stesso Zaccheo a difendere la sua scelta. Lui, il capo dei pubblicani di Gerico, ha deciso: ciò che ha rubato sarà restituito moltiplicato per quattro (il doppio di quanto stabilito dalla Legge); la metà dei suoi beni andranno ai poveri. Gesù esprime la sua felicità, che è la stessa di Dio: in quella casa, in quella famiglia, è giunta la salvezza, perché a un grave peccato è stato posto rimedio. In realtà l’intera città è salva, avendo tratto vantaggio dalla conversione di quell’uomo.

 

30ª del TEMPO ORDINARIO 20 ottobre 2019

UNA PARABOLA SEMPRE ATTUALE

È un malessere diffuso anche tra i cristiani: avere «l’intima presunzione di essere giusti» e «disprezzare gli altri».
L’evangelista Luca giustifica il racconto della parabola del fariseo e del pubblicano proprio per educare le persone che commettono quegli sbagli.
Il fariseo probabilmente è pio e giusto; non ruba e non tradisce. Abbiamo però l’impressione che in lui non vi sia amore, pur rispettando la legge della decima, nata per aiutare i poveri.
Certamente in lui c’è superbia (sta «in piedi»), pregiudizio e disprezzo per chi è differente. Quanto basta per non avere il diritto di condannare nessuno («chi è senza peccato scagli per primo la pietra»). In più, il fariseo non sa nulla della storia del pubblicano. Non sa come mai lo sia diventato e in che modo sta svolgendo il suo lavoro. Anche se fosse il più grande peccatore del mondo, nessuno – tranne Dio – può conoscere il peso delle sue colpe e le circostanze che l’hanno portato a peccare.
Dei peccati del pubblicano non sappiamo nulla, tuttavia notiamo che riconosce le sue colpe battendosi il petto, implorando pietà, senza neppure osare di alzare gli occhi al cielo e di avvicinarsi al luogo santo del Signore. La sua umiltà gli vale la comprensione e il perdono di Gesù. 
Il fariseo non si è nemmeno accorto del suo peccato.
Il suo io è troppo importante, è il vero ostacolo al suo incontro con Dio.

 

Ultimo aggiornamento Sabato 09 Novembre 2019 20:42
 

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