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Vangelo della Domenica PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 20 Dicembre 2013 23:19

 

 

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=WjsX7Ul-wR8

 

 

 

 

 

 

 

 7ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) 23 FEBBRAIO 2020

AMARE COME DIO

È davvero possibile amare i propri nemici? Se ci hanno davvero fatto del male, il nostro primo desiderio è quello di annientarli o almeno di vendicarci per ciò che ci hanno fatto. Pensiamo di provare piacere vedendoli soffrire, o di far tacere il nostro dolore quando sappiamo che hanno pagato il conto con la giustizia.
Il mondo ebraico aveva trovato un equilibrio: occhio per occhio, dente per dente − la cosiddetta legge del taglione − sembrava rimettere le cose in pari.
Ma Gesù va oltre, nelle sue parole e nei suoi comportamenti. Sappiamo come abbia scelto di non arretrare né di provare odio nei confronti dei suoi nemici. Semmai li ha giustificati, perché non «sapevano quel che facevano».
Gesù guarda al Padre, puro amore incondizionato che «fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti». È convinto che soltanto l’amore renda il mondo perfetto, così come lo vorremmo tutti. E l’amore va oltre le richieste e i torti. Non sta a guardare la bilancia, ma pensa soltanto a offrire, perché è felice e fiero di dare un’opportunità a chi è davanti a sé.
È umano che questo amore ci faccia paura, ma intuiamo che in esso possiamo trovare pace, soprattutto quando abbiamo verificato che la strada dell’odio moltiplica croci e perpetua brutti ricordi.  Facciamoci aiutare dalla preghiera: Dio è con noi. 


 6ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) 16 FEBBRAIO 2020

L'AMORE, COMPIMENTO DELLA LEGGE

OSe le parole di Gesù ci sembrano troppo esigenti, nel Vangelo di oggi, dovremmo immaginarci di essere in chi subisce il torto stigmatizzato dal Signore. Pensare a quanto ci dà fastidio l’ira più o meno motivata di qualcuno, o gli insulti gratuiti, esagerati e falsi; o quanto ci fa soffrire l’infedeltà e la doppiezza, anche soltanto pensate o intuite da una battuta o uno sguardo; o quanto ci fa sentire protetti la sincerità di chi ci è accanto, che non ha bisogno di giuramenti e conferme.
Il mondo che Dio ha in mente – il suo Regno – è fatto da persone che amano. Per questo non toglierebbero vita a nessuno sia con la violenza fisica che con quella verbale; per questo coltivano il rapporto con chi hanno scelto di fare famiglia, e non hanno tempo ed energie per provare altre esperienze; per questo non incrinerebbero la fiducia di chiunque nascondendo o addomesticando la verità. 
Gesù non ha intenzione di complicare la vita a nessuno, piuttosto di renderla lineare e piacevole. Neppure vuole moltiplicare i comandamenti o renderli impossibili da seguire.
Sì, le sue indicazioni non sono facili da mettere in pratica, ma proprio per questo sono un via, un cammino, in cui è importante muoversi nella giusta direzione. Ciascuno di noi ha la vita intera per imparare; anzi, questa vita è proprio il tempo dell’apprendimento.  

5ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) 9 FEBBRAIO 2020

SALE E LUCE DEL MONDO

Oggi Gesù ci ricorda attraverso due semplici metafore cosa si attende dai propri discepoli, se vogliono continuare la sua missione di salvezza.
Come il sale dà sapore a certi cibi, consente di mantenersi in salute, permette di pulire e di conservare, così i veri cristiani nel mondo: lo indirizzano al bene, offrono la sapienza della Parola, tengono in piedi le buone tradizioni, conservano le memorie degli uomini di Dio.
Come la luce permette l’esistenza della vita, ci fa vedere cose buone e ostacoli, ci rende consapevoli delle conseguenze delle nostre azioni, così i discepoli sono braccia e voce di un Dio che continua a credere nella vita come opportunità per le sue creature.   
Le opere e le parole buone dei cristiani sono come una città sul monte, visibile da tutti. Viceversa, un sale che smarrisse il sapore perderebbe la sua identità, non servirebbe più a nulla.
Abbiamo una responsabilità importante. Cristo conta su di noi. Ci sono persone che hanno bisogno di dare sapore alla propria vita, cioè di trovare direzione, senso e risposte alle fragilità che attentano alla vera e duratura felicità. Che hanno bisogno di trovare la luce che rischiari i dubbi, il pessimismo, le ingiustizie con cui ci scontriamo giorno dopo giorno. Aspettano noi.  
 

 

 4ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) 2 FEBBRAIO 2020

NOI SIAMO DI DIO

Quest’anno il calendario ci porta a festeggiare di domenica, a quaranta giorni dalla sua nascita, la Presentazione al Tempio di Gesù. Nell’ebraismo, infatti, Dio è il datore di ogni dono, e le primizie sono da restituire a lui. Non fa eccezione il primo figlio, che è offerto e consacrato al Signore nella sua casa, il tempio di Gerusalemme.
Questo atteggiamento di riconoscenza ha molto da insegnare alle persone del nostro tempo. La società ci porta a pensare che tutto ci sia dovuto, e siano uno scandalo la malattia, la povertà, l’indigenza. Siamo pronti ad accusare lo Stato, la vita e persino Dio stesso se non abbiamo tutte le opportunità di chi ci circonda e − apparentemente − sta meglio di noi. Tendiamo a sentirci defraudati dei nostri diritti se tutto non va come vorremmo, e troviamo sempre qualcuno a cui dare la colpa, non fosse altri che la sfortuna.   
Ci educhi alla verità uno come Simeone, che ha aspettato pazientemente tutta la vita la realizzazione del suo sogno, e ora sfiora la gioia del cielo perché la sua speranza non è stata vana.
Perché Dio non esaudisce sempre le nostre richieste, ma mantiene le sue promesse.
E, tra queste, felicità e pace per tutti i suoi figli, perché lui può agire quando smettiamo di accampare pretese; e conosce il nostro bene, anche quando confonde i nostri progetti per renderci più grandi e veri.
 3ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) 26 GENNAIO 2020

INCONTRO A TUTTI

La missione di Gesù inizia in un luogo di passaggio, multietnico e multireligioso. Ciò che ha da dire e da fare è per tutti gli esseri umani che comprendono la sua lingua.
Predica nelle sinagoghe perché il suo messaggio è religioso e ancorato alla tradizione biblica ebraica. Ma a differenza di rabbini e santoni dell’epoca non sta fermo ad attendere i discepoli, che arriverebbero grazie al passaparola sulle sue doti oratorie e taumaturgiche. Sceglie di percorrere le strade della Galilea e visitarne ogni villaggio, più interessato a offrire a tutti l’opportunità di incontrare il suo messaggio di liberazione e di gioia.
Anche la scelta dei suoi collaboratori è aperta e fiduciosa. Nessuna selezione, nessun requisito previo.
I primi sono semplici pescatori, disponibili però a lasciare affari e legami («la barca e il padre») per seguire quell’uomo che sapeva illuminare le loro notti.
La liturgia di oggi ci incoraggia nella testimonianza cristiana in una società che pare lontana dai suoi valori.
A noi tocca, come dice Isaia, «moltiplicare la gioia e aumentare la letizia», dicendo che la ricetta di Dio per l’umanità è sempre valida: fede, speranza e carità sono più forti del male. Purché siamo i primi a crederci, come esorta San Paolo, «uniti nel pensiero e nel sentire». E i primi a muoverci andando incontro ai bisogni altrui.

 

2ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) 19 GENNAIO 2020

TESTIMONI DI CRISTO

C’è un tempo in cui Giovanni Battista è l’inequivocabile profeta di Dio. Discusso e contrastato come tutti i profeti, ma riconosciuto nella sua fede cristallina e nell’estrema coerenza di vita. Sa, però, che la sua missione è quella di fare strada al Cristo.
«Il più grande dei profeti», dice di lui Gesù; forse proprio perché sa fare un passo indietro e indicare il prescelto da Dio per la redenzione dell’intera umanità. Egli sarà infatti promotore di pace e di unità, costruendo un «regno» spirituale in cui la vita, l’armonia e la bellezza sono piene. È questo il sogno di Dio per la creatura che ha voluto a sua immagine e somiglianza.
Giovanni testimonia di aver visto in Gesù la vera presenza di Dio, tanto da definirlo suo Figlio. Cristo ora deve diventare importante per la gente, mentre lui sta esaurendo il proprio compito. Ma continuerà a dire al mondo che ne è certo: Gesù è il salvatore, colui che elimina il male del mondo, portandolo su di sé senza perdere la propria anima.
L’umiltà di Giovanni è un grande esempio per le nostre comunità. Ci viene più facile testimoniare noi stessi, che Cristo; metterci in evidenza piuttosto che agire dietro le quinte; crederci necessari anziché lasciare spazio a chi ci sarà dopo di noi.
È sempre utile ricordarci che, citando San Paolo, siamo santificati in Cristo Gesù; siamo noi a seguire lui, e non viceversa.

 

2ª DOMENICA DI NATALE (ANNO A) 5 GENNAIO 2020

 
         

4ª DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A) 22 Dicembre 2019

3ª DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A) 15 Dicembre 2019

PER IL BENE DI TUTTI

Lo chiamavano il Messia, in ebraico l’Unto: colui che, consacrato da Dio come il più grande profeta, sacerdote e re, avrebbe liberato dal male il popolo di Dio. Tutti lo attendevano, tranne forse chi nel proprio benessere non si rendeva conto del male che infliggeva agli altri.
Il profeta Giovanni sentì parlare delle opere di Gesù e volle sincerarsi che fosse proprio lui il Messia, perché l’idea del bene e della salvezza sono spesso soggettive. Quante volte nella storia il bene di qualcuno è stato fondato sul male di altri: sfruttamento, ingiustizia, razzismo... Gesù non costruiva barriere, semmai le distruggeva. Faceva capire che l’amore di Dio è più forte delle malattie, del male e persino della morte. E chi vive qualsiasi povertà ha diritto di essere colmato di bene.
È sempre stato questo il piano di Dio, messo a repentaglio dal peccato degli uomini. Con Gesù questo piano torna vivo e attuale, perché nella comunità dei suoi seguaci la giustizia è imprescindibile, l’amore è la regola, il bene è comune. Le fatiche della vita sono più leggere perché condivise, il percorso è pieno di speranza perché la meta è chiara, si percepisce nella fede il sostegno robusto di Dio.         
Ogni Natale risuona il lieto messaggio del Messia. Troverà orecchie pronte ad ascoltarlo e passi concreti che seguiranno le sue orme? Noi cristiani ce lo auguriamo, per il bene di tutti. 

 

 2ª DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A) 8 Dicembre 2019

IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA B.V. MARIA

MARIA, INFLUENCER DI DIO

Se incrociassimo per strada una donna come Maria, oggi, le faremmo onore? Le crederemmo se ci parlasse di un messaggero di Dio che ha cambiato la sua vita? Le faremmo volentieri compagnia, sapendo che il dolore come spada le ha trafitto l’anima?
Maria è una donna capolavoro nella logica del Vangelo, ma è abissalmente lontana dalle donne più ammirate e seguite del nostro mondo. Troppo pura, umile, servizievole. Troppo remissiva, silenziosa, nascosta.
Eppure, con l’espressione coniata da papa Francesco durante la Giornata Mondiale della Gioventù di Panama, è stata una meravigliosa influencer, ha dettato lo stile di coloro che hanno messo Dio al centro della propria vita.
Non si è mai creduta superiore a chiunque, semmai ha lodato Dio per le opere che Lui ha compiuto in lei. Non ha mai maledetto fatiche e croci, meditandole con la sapienza del cuore e orientando lo sguardo sulla prospettiva di Dio. Non ha mai rifiutato di prendersi cura di chi le è stato affidato, figlio o marito, parente (Elisabetta) o discepolo (Giovanni), cristiano o essere umano che l’ha invocata come Madre in Dio.
Maria è colei che meglio ci può preparare alla venuta di Gesù, insegnandoci ad accogliere la realtà della vita, ad allargare braccia e cuore, a fidarci davvero della misteriosa sapienza di Dio.

1ª DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A) 1 Dicembre 2019

TENIAMOCI PRONTI

Non è facile essere pronti agli impegni e alle sfide della vita. Non è soltanto questione di pigrizia o disorganizzazione, vizi che non ci sfuggono quando osserviamo le “pagliuzze” negli occhi altrui.
La prontezza è attenzione, ascolto, presenza di sé; si nutre di esercizio costante e necessita di dosi di fatica; ma è anche l’entusiasmo dell’innamorato che giunge in anticipo all’appuntamento immaginando l’incontro con la sua “bella”. Come si dice, “non vede l’ora”!  
Il nostro Dio è sempre pronto. Non dimentica mai di far sorgere il sole ogni alba di un giorno nuovo, non si scoraggia di fronte all’indifferenza o alla cattiveria degli uomini, non esce dal gioco per capriccio o per ripicca. Continua a concederci vita, fiducia e tempo affinché possiamo costruire il nostro percorso verso il Bene e il Bello eterno. Tutto ciò che ci circonda, infatti, è per noi: dai beni materiali (che prima di diventare prodotti da supermercato erano doni della natura) alle relazioni che possiamo costruire. Egli non vede l’ora d’incontrarci, magari a Natale o in qualsiasi momento ci rivolgiamo a Lui con fede e amore sinceri. Fino a quando tergiverseremo e non indosseremo l’uniforme della Luce? Fino a quando saremo attaccati agli idoli dell’egoismo, dell’orgoglio, delle scorciatoie a buon mercato che ci illudono di aver dato senso alla nostra vita? Fino a quando vivremo in conflitto tra lavoro e affetti, carriera e giustizia, ansia e spensieratezza?  Dio conosce la Verità e l’Amore ed è pronto a offrirceli tramite suo Figlio Gesù. Non dobbiamo andarlo a cercare, perché Lui sta sempre alla nostra porta e, con discrezione, bussa. Sta a noi essere pronti a porgere l’orecchio per sentirlo e aprire la porta del cuore. 

  34ª del TEMPO ORDINARIO 24 ovembre 2019

IL RE DI SAPIENZA E AMORE

Per noi cristiani Gesù è re. Un re piuttosto differente da quelli del nostro mondo: povero per scelta, mite e coerente, capace di dare la vita per chi gli è suddito. Un re sconfitto, su una terra troppo differente dal suo cielo. Un re che non ha mai perso la speranza, anzi la certezza, della risurrezione. Un re che ha sempre confidato nel Signore dell’universo, che sentiva profondamente Padre.
Gesù è il re di quelli che continuano a cercare il regno di Dio e la sua giustizia, mettendoci tutto ciò che hanno, per se stessi e per i loro cari, perché questa meravigliosa razza umana realizzi le sue potenzialità e viva pienamente la gioia, la serenità, la pace.
Gesù è il re di quelli che non si permettono di giudicare nessuno, ben sapendo che ogni storia è a sé, ma lottano contro i propri demoni per evitare di far soffrire qualcuno a causa dei propri errori.
Gesù è il re di quelli che non hanno vergogna di servire il prossimo nelle cose più umili, perché c’è bisogno di questo tanto quanto c’è bisogno del capo di una nazione per governarla con saggezza e amore.     
Gesù è il re di quelli che riconoscono i propri errori, dichiarano le proprie colpe, si inchinano davanti agli uomini migliori di loro e si raccomandano alla misericordia di Dio. Così sapranno di avere un posto in paradiso.  

 

33ª del TEMPO ORDINARIO 17 ovembre 2019

NEI TEMPI BUI DELLA STORIA

La storia umana ha vissuto, vive e vivrà tempi bui: guerre, violenze, distruzioni e persecuzioni; terremoti, carestie ed epidemie; falsi maestri e profeti del male; tensioni e spaccature nelle comunità e nelle famiglie.
Gesù non ha promesso eccezioni o protezioni speciali per i suoi amici; anzi, le persecuzioni sono giunte su di loro nel suo nome, per causa sua.
È proprio nelle difficoltà che noi cristiani siamo chiamati a testimoniare la nostra fede in Dio e nelle promesse di Cristo: «Nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto». Nelle difficoltà ci viene chiesto di essere perseveranti nel nostro stile di vita, nella fiducia nella forza dell’amore che annichilisce ogni male, nella certezza che l’ultima parola sarà di Dio, e sarà salvezza, vittoria, vita.
La storia ci ha insegnato che i tempi bui non sono la fine dell’umanità, ma l’occasione per l’uomo buono di trarre fuori il meglio da se stesso e dal mondo: cure per le malattie e strutture in grado di difendersi dai grandi terremoti; cibo ed energie per sconfiggere le peggiori carestie e principi democratici per disinnescare le tensioni e le pretese eccessive tra i capi delle nazioni. Tutto questo si attiva quando la lezione del Cristo viene, almeno parzialmente, adottata: la capacità di ascoltare, comprendere e rispettare gli altri; la scelta di impegnarsi per il loro bene, come fossero fratelli davvero. 

 

32ª del TEMPO ORDINARIO 10 Novembre 2019

OLTRE LA MORTE, LA VITA

Non ne abbiamo alcuna certezza. Sappiamo che la vita, per come la scienza la concepisce, un giorno si fermerà. Il cuore cesserà di battere, il cervello colliquerà. Il corpo, lentamente ma inesorabilmente, si consumerà.
Eppure, laddove la ragione deve dichiarare il proprio limite, può subentrare la fede. La fede dei fratelli narrati nel libro dei Maccabei, che sono disposti a «morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri», nella convinzione che il «re dell’universo» li «risusciterà a vita nuova ed eterna». La fede di Gesù Cristo, che, venendo da Dio, sa che egli è «Dio dei viventi» e non dei morti: tutti vivono in Lui, con Lui, per Lui.
Gli esseri umani hanno bisogno di colorare la propria vita di speranza, di immaginare un porto di quiete, di recuperare i momenti di ingiustizia tra le braccia di un Signore equo e amorevole. Non sono così importanti i dettagli di ciò che ci aspetta dopo la morte, quanto continuare ad «aggiungere vita ai giorni, più che aggiungere giorni alla vita» (E. Bianchi). Per questo obiettivo la fede nella risurrezione è un grande sostegno: relativizza le nostre preoccupazioni e ci permette di amare senza legarci troppo alle cose che passano.
Quelli che Dio riconoscerà come suoi figli staranno per sempre con lui. Non potranno più sbagliare, né cadere, né soffrire. Sentiranno e vivranno l’amore più grande ed eterno.

 

 

 

31ª del TEMPO ORDINARIO 3 Novembre 2019

ZACCHEO

 È verosimile che Zaccheo fosse un grande peccatore. Gli esattori delle tasse lucravano sulla gente, chiedendo spesso più del dovuto. Accumulavano ricchezze senza faticare e si erano compromessi col potere romano, tradendo il proprio popolo e le proprie tradizioni. Pur essendo disprezzati, guardavano tutti dall’alto in basso, perché vivevano nel lusso e nell’abbondanza, protetti dalle milizie dei conquistatori stranieri.
Non sappiamo perché Zaccheo voglia vedere Gesù. È semplice curiosità o un desiderio recondito di dare una svolta alla propria vita? Ciò che conta è che Gesù lo nota e senza indugio decide di fermarsi da lui. È un grande onore per quella cultura avere a pranzo il personaggio del giorno, il maestro e guaritore, il presunto Messia atteso da secoli in Israele. Viceversa, pare grave o incomprensibile agli Ebrei che il Cristo si comprometta con quell’uomo tanto sbagliato e odiato.
Gesù ha visto lontano, perché è lo stesso Zaccheo a difendere la sua scelta. Lui, il capo dei pubblicani di Gerico, ha deciso: ciò che ha rubato sarà restituito moltiplicato per quattro (il doppio di quanto stabilito dalla Legge); la metà dei suoi beni andranno ai poveri. Gesù esprime la sua felicità, che è la stessa di Dio: in quella casa, in quella famiglia, è giunta la salvezza, perché a un grave peccato è stato posto rimedio. In realtà l’intera città è salva, avendo tratto vantaggio dalla conversione di quell’uomo.

 

30ª del TEMPO ORDINARIO 20 ottobre 2019

UNA PARABOLA SEMPRE ATTUALE

È un malessere diffuso anche tra i cristiani: avere «l’intima presunzione di essere giusti» e «disprezzare gli altri».
L’evangelista Luca giustifica il racconto della parabola del fariseo e del pubblicano proprio per educare le persone che commettono quegli sbagli.
Il fariseo probabilmente è pio e giusto; non ruba e non tradisce. Abbiamo però l’impressione che in lui non vi sia amore, pur rispettando la legge della decima, nata per aiutare i poveri.
Certamente in lui c’è superbia (sta «in piedi»), pregiudizio e disprezzo per chi è differente. Quanto basta per non avere il diritto di condannare nessuno («chi è senza peccato scagli per primo la pietra»). In più, il fariseo non sa nulla della storia del pubblicano. Non sa come mai lo sia diventato e in che modo sta svolgendo il suo lavoro. Anche se fosse il più grande peccatore del mondo, nessuno – tranne Dio – può conoscere il peso delle sue colpe e le circostanze che l’hanno portato a peccare.
Dei peccati del pubblicano non sappiamo nulla, tuttavia notiamo che riconosce le sue colpe battendosi il petto, implorando pietà, senza neppure osare di alzare gli occhi al cielo e di avvicinarsi al luogo santo del Signore. La sua umiltà gli vale la comprensione e il perdono di Gesù. 
Il fariseo non si è nemmeno accorto del suo peccato.
Il suo io è troppo importante, è il vero ostacolo al suo incontro con Dio.

 

Ultimo aggiornamento Martedì 31 Marzo 2020 06:57
 

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