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Vangelo della Domenica PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 20 Dicembre 2013 23:19

 

 2ª DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A) 8 Dicembre 2019

IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA B.V. MARIA

MARIA, INFLUENCER DI DIO

Se incrociassimo per strada una donna come Maria, oggi, le faremmo onore? Le crederemmo se ci parlasse di un messaggero di Dio che ha cambiato la sua vita? Le faremmo volentieri compagnia, sapendo che il dolore come spada le ha trafitto l’anima?
Maria è una donna capolavoro nella logica del Vangelo, ma è abissalmente lontana dalle donne più ammirate e seguite del nostro mondo. Troppo pura, umile, servizievole. Troppo remissiva, silenziosa, nascosta.
Eppure, con l’espressione coniata da papa Francesco durante la Giornata Mondiale della Gioventù di Panama, è stata una meravigliosa influencer, ha dettato lo stile di coloro che hanno messo Dio al centro della propria vita.
Non si è mai creduta superiore a chiunque, semmai ha lodato Dio per le opere che Lui ha compiuto in lei. Non ha mai maledetto fatiche e croci, meditandole con la sapienza del cuore e orientando lo sguardo sulla prospettiva di Dio. Non ha mai rifiutato di prendersi cura di chi le è stato affidato, figlio o marito, parente (Elisabetta) o discepolo (Giovanni), cristiano o essere umano che l’ha invocata come Madre in Dio.
Maria è colei che meglio ci può preparare alla venuta di Gesù, insegnandoci ad accogliere la realtà della vita, ad allargare braccia e cuore, a fidarci davvero della misteriosa sapienza di Dio.

1ª DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A) 1 Dicembre 2019

TENIAMOCI PRONTI

Non è facile essere pronti agli impegni e alle sfide della vita. Non è soltanto questione di pigrizia o disorganizzazione, vizi che non ci sfuggono quando osserviamo le “pagliuzze” negli occhi altrui.
La prontezza è attenzione, ascolto, presenza di sé; si nutre di esercizio costante e necessita di dosi di fatica; ma è anche l’entusiasmo dell’innamorato che giunge in anticipo all’appuntamento immaginando l’incontro con la sua “bella”. Come si dice, “non vede l’ora”!  
Il nostro Dio è sempre pronto. Non dimentica mai di far sorgere il sole ogni alba di un giorno nuovo, non si scoraggia di fronte all’indifferenza o alla cattiveria degli uomini, non esce dal gioco per capriccio o per ripicca. Continua a concederci vita, fiducia e tempo affinché possiamo costruire il nostro percorso verso il Bene e il Bello eterno. Tutto ciò che ci circonda, infatti, è per noi: dai beni materiali (che prima di diventare prodotti da supermercato erano doni della natura) alle relazioni che possiamo costruire. Egli non vede l’ora d’incontrarci, magari a Natale o in qualsiasi momento ci rivolgiamo a Lui con fede e amore sinceri. Fino a quando tergiverseremo e non indosseremo l’uniforme della Luce? Fino a quando saremo attaccati agli idoli dell’egoismo, dell’orgoglio, delle scorciatoie a buon mercato che ci illudono di aver dato senso alla nostra vita? Fino a quando vivremo in conflitto tra lavoro e affetti, carriera e giustizia, ansia e spensieratezza?  Dio conosce la Verità e l’Amore ed è pronto a offrirceli tramite suo Figlio Gesù. Non dobbiamo andarlo a cercare, perché Lui sta sempre alla nostra porta e, con discrezione, bussa. Sta a noi essere pronti a porgere l’orecchio per sentirlo e aprire la porta del cuore. 

  34ª del TEMPO ORDINARIO 24 ovembre 2019

IL RE DI SAPIENZA E AMORE

Per noi cristiani Gesù è re. Un re piuttosto differente da quelli del nostro mondo: povero per scelta, mite e coerente, capace di dare la vita per chi gli è suddito. Un re sconfitto, su una terra troppo differente dal suo cielo. Un re che non ha mai perso la speranza, anzi la certezza, della risurrezione. Un re che ha sempre confidato nel Signore dell’universo, che sentiva profondamente Padre.
Gesù è il re di quelli che continuano a cercare il regno di Dio e la sua giustizia, mettendoci tutto ciò che hanno, per se stessi e per i loro cari, perché questa meravigliosa razza umana realizzi le sue potenzialità e viva pienamente la gioia, la serenità, la pace.
Gesù è il re di quelli che non si permettono di giudicare nessuno, ben sapendo che ogni storia è a sé, ma lottano contro i propri demoni per evitare di far soffrire qualcuno a causa dei propri errori.
Gesù è il re di quelli che non hanno vergogna di servire il prossimo nelle cose più umili, perché c’è bisogno di questo tanto quanto c’è bisogno del capo di una nazione per governarla con saggezza e amore.     
Gesù è il re di quelli che riconoscono i propri errori, dichiarano le proprie colpe, si inchinano davanti agli uomini migliori di loro e si raccomandano alla misericordia di Dio. Così sapranno di avere un posto in paradiso.  

 

33ª del TEMPO ORDINARIO 17 ovembre 2019

NEI TEMPI BUI DELLA STORIA

La storia umana ha vissuto, vive e vivrà tempi bui: guerre, violenze, distruzioni e persecuzioni; terremoti, carestie ed epidemie; falsi maestri e profeti del male; tensioni e spaccature nelle comunità e nelle famiglie.
Gesù non ha promesso eccezioni o protezioni speciali per i suoi amici; anzi, le persecuzioni sono giunte su di loro nel suo nome, per causa sua.
È proprio nelle difficoltà che noi cristiani siamo chiamati a testimoniare la nostra fede in Dio e nelle promesse di Cristo: «Nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto». Nelle difficoltà ci viene chiesto di essere perseveranti nel nostro stile di vita, nella fiducia nella forza dell’amore che annichilisce ogni male, nella certezza che l’ultima parola sarà di Dio, e sarà salvezza, vittoria, vita.
La storia ci ha insegnato che i tempi bui non sono la fine dell’umanità, ma l’occasione per l’uomo buono di trarre fuori il meglio da se stesso e dal mondo: cure per le malattie e strutture in grado di difendersi dai grandi terremoti; cibo ed energie per sconfiggere le peggiori carestie e principi democratici per disinnescare le tensioni e le pretese eccessive tra i capi delle nazioni. Tutto questo si attiva quando la lezione del Cristo viene, almeno parzialmente, adottata: la capacità di ascoltare, comprendere e rispettare gli altri; la scelta di impegnarsi per il loro bene, come fossero fratelli davvero. 

 

32ª del TEMPO ORDINARIO 10 Novembre 2019

OLTRE LA MORTE, LA VITA

Non ne abbiamo alcuna certezza. Sappiamo che la vita, per come la scienza la concepisce, un giorno si fermerà. Il cuore cesserà di battere, il cervello colliquerà. Il corpo, lentamente ma inesorabilmente, si consumerà.
Eppure, laddove la ragione deve dichiarare il proprio limite, può subentrare la fede. La fede dei fratelli narrati nel libro dei Maccabei, che sono disposti a «morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri», nella convinzione che il «re dell’universo» li «risusciterà a vita nuova ed eterna». La fede di Gesù Cristo, che, venendo da Dio, sa che egli è «Dio dei viventi» e non dei morti: tutti vivono in Lui, con Lui, per Lui.
Gli esseri umani hanno bisogno di colorare la propria vita di speranza, di immaginare un porto di quiete, di recuperare i momenti di ingiustizia tra le braccia di un Signore equo e amorevole. Non sono così importanti i dettagli di ciò che ci aspetta dopo la morte, quanto continuare ad «aggiungere vita ai giorni, più che aggiungere giorni alla vita» (E. Bianchi). Per questo obiettivo la fede nella risurrezione è un grande sostegno: relativizza le nostre preoccupazioni e ci permette di amare senza legarci troppo alle cose che passano.
Quelli che Dio riconoscerà come suoi figli staranno per sempre con lui. Non potranno più sbagliare, né cadere, né soffrire. Sentiranno e vivranno l’amore più grande ed eterno.

 

 

 

31ª del TEMPO ORDINARIO 3 Novembre 2019

ZACCHEO

 È verosimile che Zaccheo fosse un grande peccatore. Gli esattori delle tasse lucravano sulla gente, chiedendo spesso più del dovuto. Accumulavano ricchezze senza faticare e si erano compromessi col potere romano, tradendo il proprio popolo e le proprie tradizioni. Pur essendo disprezzati, guardavano tutti dall’alto in basso, perché vivevano nel lusso e nell’abbondanza, protetti dalle milizie dei conquistatori stranieri.
Non sappiamo perché Zaccheo voglia vedere Gesù. È semplice curiosità o un desiderio recondito di dare una svolta alla propria vita? Ciò che conta è che Gesù lo nota e senza indugio decide di fermarsi da lui. È un grande onore per quella cultura avere a pranzo il personaggio del giorno, il maestro e guaritore, il presunto Messia atteso da secoli in Israele. Viceversa, pare grave o incomprensibile agli Ebrei che il Cristo si comprometta con quell’uomo tanto sbagliato e odiato.
Gesù ha visto lontano, perché è lo stesso Zaccheo a difendere la sua scelta. Lui, il capo dei pubblicani di Gerico, ha deciso: ciò che ha rubato sarà restituito moltiplicato per quattro (il doppio di quanto stabilito dalla Legge); la metà dei suoi beni andranno ai poveri. Gesù esprime la sua felicità, che è la stessa di Dio: in quella casa, in quella famiglia, è giunta la salvezza, perché a un grave peccato è stato posto rimedio. In realtà l’intera città è salva, avendo tratto vantaggio dalla conversione di quell’uomo.

 

30ª del TEMPO ORDINARIO 20 ottobre 2019

UNA PARABOLA SEMPRE ATTUALE

È un malessere diffuso anche tra i cristiani: avere «l’intima presunzione di essere giusti» e «disprezzare gli altri».
L’evangelista Luca giustifica il racconto della parabola del fariseo e del pubblicano proprio per educare le persone che commettono quegli sbagli.
Il fariseo probabilmente è pio e giusto; non ruba e non tradisce. Abbiamo però l’impressione che in lui non vi sia amore, pur rispettando la legge della decima, nata per aiutare i poveri.
Certamente in lui c’è superbia (sta «in piedi»), pregiudizio e disprezzo per chi è differente. Quanto basta per non avere il diritto di condannare nessuno («chi è senza peccato scagli per primo la pietra»). In più, il fariseo non sa nulla della storia del pubblicano. Non sa come mai lo sia diventato e in che modo sta svolgendo il suo lavoro. Anche se fosse il più grande peccatore del mondo, nessuno – tranne Dio – può conoscere il peso delle sue colpe e le circostanze che l’hanno portato a peccare.
Dei peccati del pubblicano non sappiamo nulla, tuttavia notiamo che riconosce le sue colpe battendosi il petto, implorando pietà, senza neppure osare di alzare gli occhi al cielo e di avvicinarsi al luogo santo del Signore. La sua umiltà gli vale la comprensione e il perdono di Gesù. 
Il fariseo non si è nemmeno accorto del suo peccato.
Il suo io è troppo importante, è il vero ostacolo al suo incontro con Dio.

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 06 Dicembre 2019 20:09
 

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