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Vangelo della Domenica PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 20 Dicembre 2013 23:19

3ª DOMENICA DI AVVENTO(Anno C)

COSA DOBBIAMO FARE

 Gli studiosi sono piuttosto concordi: le persone nella nostra so-cietà stanno smarrendo il senso del peccato. Non è in crisi soltanto la frequenza al sacramento della Riconciliazione, ma l’idea stessa di aver commesso dei peccati. Solitamente tendiamo a giustificarci: avevo la luna storta, mi hanno fatto arrabbiare, fanno tutti così…
Il fatto è che ogni parola o gesto malvagio ha una conseguenza diretta sulle vite altrui, e innesca processi negativi a catena, ribaltando le nostre frustrazioni sul prossimo.   
Il Vangelo odierno ci dice che le folle interrogavano Giovanni su ciò che necessitava di conversione. Le sue risposte erano semplici e concrete: essere corretti e onesti nel proprio mestiere; non abusare della propria posizione maltrattando o rubando; dare ciò che non ci è necessario a chi ne ha bisogno. Insomma, evitare violenza e ingiustizia, condividere ciò che si ha. A ben vedere, è la regola d’oro di ogni cultura e religione: tratta gli altri come vorresti essere trattato tu, se fossi al posto loro.
Se la sera riavvolgessimo il nastro e ripassassimo la nostra giornata, ci accorgeremmo di quanti sbagli od omissioni abbiamo compiuto nei confronti di chi abbiamo incontrato, conosciuto o sconosciuto che fosse. Domani riusciremo a limitare i nostri peccati? Dio tifa per questa vittoria su noi stessi.
Spera proprio di sì.

 

 

2ª DOMENICA DI AVVENTO(Anno C)

RADDRIZZARE

I PROPRI SENTIERI

Le vite delle persone del nostro tempo spesso assomigliano alle strade di montagna o di collina, con i loro tratti irregolari, le svolte prive di visibilità, le salite e le discese repentine.
Le cose si complicano, si accavallano gli imprevisti, si perdono le proprie sicurezze. Vorremmo ritrovare la strada diritta, priva di problemi e piena di soddisfazioni.
Eppure, nella maggior parte dei casi tutto ciò che possiamo cambiare è dentro di noi.
Vorremmo marito, moglie, figli, parenti, vicini, capi, professionisti e politici diversi… ma il loro cambiamento è un’illusione, o meglio non può dipendere da noi.
Giovanni Battista è un profeta credibile. Ha la schiena diritta, vive dell’essenziale, si astiene dal male. Il suo grido è a difesa della giustizia per tutti, del bene comune, della limpida verità.
Sulle rive del Giordano accoglie tutti coloro che decidono di non dare la colpa di ciò che non va agli altri, ma si guardano dentro e decidono di correggere i propri sbagli, di cambiare il loro atteggiamento, di riempire i propri vuoti esistenziali con scelte coraggiose di vita.
Tutti, a ben vedere, abbiamo limiti e difetti da smussare, nodi da sciogliere e peccati per cui farci perdonare. Dio vuole la nostra salvezza, ma noi siamo disposti a togliere ogni ostacolo affinché possa compiersi nella nostra vita?  

 

 

 

 

1ª DOMENICA DI AVVENTO(Anno C)

GESÙ È VICINO A NOI

 Anche quest’anno la vita ci concede la possibilità di iniziare il tempo che la Chiesa ci suggerisce di preparazione al Natale.
La Parola di Dio ci invita a essere svegli, attenti, pieni di fiducia e di speranza.
Il Signore non mancherà di realizzare le sue promesse: ha per noi una realtà di pace, vita, liberazione. Il Figlio dell’uomo (Gesù Cristo) l’ha raggiunta e tornerà per farci entrare in essa.
Vi potranno entrare coloro che sono pronti: chi ha imparato a non lasciarsi sconvolgere dalle paure e dalle angosce della vita; chi si è liberato da ciò che appesantisce il cuore e la volontà (l’odio, il rancore, la depressione); chi non ha cercato scorciatoie per sentirsi forte e nascondere i propri limiti nell’irrealtà (le dissipazioni e le ubriachezze citate dal Vangelo).
Quanto è attuale la Parola di Dio! In essa ritroviamo errori tipici della nostra società, insieme agli antidoti che hanno il solo scopo di rendere migliore la nostra vita: «state attenti a voi stessi»; «vegliate in ogni momento pregando». Non si tratta di moltiplicare le formule di preghiera, quanto di stare nel tempo con la mente accesa, lo sguardo alla meta, la fiducia nella vicinanza di Gesù. Con lui possiamo essere più forti del male, di ogni male.    
Dio ci ama e in Cristo l’ha reso evidente e compiuto.
In questo universo Lui ci accoglie e custodisce. Non ci sono mani migliori
 

 

 

 

 

34ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

CRISTIANI NEL REGNO DI DIO

Alla fine dell’anno liturgico festeggiamo Cristo, Re dell’universo. Una festa istituita da Pio XI nel 1925 con ottime intenzioni: mostrare ai numerosi re di questo mondo un sovrano nudo e crocifisso, divenuto salvatore dell’umanità. Egli sperava di far comprendere a tutti quelli che aspirano ai troni che solo la croce e l’amore salvano, non l’esteriorità e la pomposità.
Sembra che la lezione, in questo secolo, non sia servita granché. Ai re si sono spesso sostituiti presidenti, manager, vip di vario tipo; ognuno con la propria coda di assistenti, guardie del corpo, vetture di rappresentanza.
«Il mio regno non è di questo mondo», diceva Gesù a Pilato, e forse lo direbbe a buona parte di questa schiera di potenti oggi.
Ma, a ben vedere, il suo regno è già ben presente in questo mondo, quando le persone più disparate vivono l’amore e il servizio nella quotidianità, nella normalità o nel nascondimento. Quando vivono le fatiche e le sofferenze senza lamentarsi troppo, senza rimpiangere ciò che non hanno, senza reagire con violenza o rassegnazione. Portano le loro croci con lo sguardo dritto alla risurrezione, che non può sfuggire se si fa tesoro di quello che si ha attorno a sé. Questi sono cristiani.
Come Gesù, per questo siamo nati e siamo al mondo: dare testimonianza della verità. Non importa quanti riescono a com-prendere e ci seguono. Siamo cristiani e siamo felici di esserlo.
 

 

 

 

 

33ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

NEI MOMENTI PIÙ DIFFICILI

 È vero. La storia umana è purtroppo costellata di eventi tragici: guerre, tirannie, cataclismi. E, nel personale, lutti, angosce, tribolazioni. Anche nella Bibbia sono presenti le immagini forti delle pagine apocalittiche, come il libro di Daniele e il brano del Vangelo che leggiamo oggi. Non dobbiamo spaventarci, ci ribadisce la Parola di Dio. Manteniamo la fede:  
•    la fede nell’insegnamento della natura: a ogni inverno segue la primavera; il fico diventa tenero, ma non sta soccombendo, anzi, si sta preparando a portare nuovi frutti;
•    la fede in noi stessi: se apparteniamo al popolo di Dio, se siamo diventati saggi, se abbiamo lavorato per la giustizia, saremo «scritti nel libro» dei salvati e vivi per sempre;
•    la fede nel Figlio di Dio, colui che ha trionfato sulla morte e tornerà glorioso a radunare i suoi da ogni luogo e da ogni tempo.
Nelle grandi difficoltà della vita non è facile serbare la speranza. Le persone più sensibili e più buone sono spesso anche più fragili. Dio, mediante le parole di vita di suo Figlio, può essere la consolazione e la forza per attraversare il dolore senza soccombere; è lo Spirito che delicatamente soffia affinché alziamo lo sguardo oltre ogni ostacolo, verso una meta che è nascosta, ma in fondo al cuore sappiamo che c’è, perché aneliamo ad essa e crediamo che l’opera di Dio non può essere incompleta.

 

 

 

 

 

32ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

DONNE PREDILETTE DA DIO

 Nella domenica successiva alla predicazione sul “primo” comandamento secondo Gesù, quello dell’Amore, la liturgia ci presenta due splendide figure che lo concretizzano. Non a caso, sono ambedue donne e per giunta vedove. Al Maestro di Nazareth stanno a cuore coloro che la vita ha reso più vulnerabili e non perde occasione di ricordare la predilezione di Dio per loro, di rivendicarne i diritti, e addirittura di portarle ad esempio.
Nella prima Lettura si parla di una carestia terribile. La vedova di Sarepta ha un’ultima razione di farina e di olio per sé e per il proprio figlio, ma non esita a condividerla, fiduciosa nella parola di Dio annunciata dal profeta Elia. Nel Vangelo, l’anonima protagonista offre due monetine per il tesoro del tempio (un soldo, il valore di due passeri), che per lei è «tutto ciò che ha per vivere». Gesù la loda profondamente, ricordandoci che Dio vede molto meglio degli uomini, e non gli sfuggirà la verità, cioè l’intenzione del cuore.
Queste donne minime, innominate, apparentemente insigni-ficanti, sono le colonne su cui il mondo si appoggia, il regno di Dio è costruito, la speranza si mantiene viva nonostante tutto. Vengono in mente alcune donne delle nostre parrocchie, che nel nascondimento servono la famiglia e la comunità. Dio le ama profondamente, ha pronto il posto che meritano presso di Lui.

 

 

 

 

 

31ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

PRIMA DI TUTTO, L'AMORE

 Noi esseri umani abbiamo spesso bisogno di trovare la sintesi, di concentrarci su ciò che viene prima, che è decisivo. Sì, ci sono tante leggi, ma sono tutte egualmente importanti? Su quali non potremmo mai transigere? Sì, ci sono tante discipline, conoscen-ze e professioni. Ma su quali abbiamo deciso di giocarci la vita?  
Così, tra i vari comandamenti c’è un “primo”, uno in cui si trova la sintesi di tutti gli altri? Forse lo stesso Gesù ha dato adito a dubbi, insistendo più sul rapporto con il prossimo che sul culto a Dio, come si capisce dalla conclusione dello stesso scriba che ha posto la domanda.
Infatti Gesù non risponde citando l’elenco che conosciamo, ma si rifà a un passo del Deuteronomio, che gli Ebrei recitavano mattino e sera, ed era riportato persino sugli stipiti delle porte: «Ascolta Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza». A questo ne aggiunge immediatamente un altro, tratto dal libro del Levitico: «Amerai il prossimo tuo come te stesso», facendo capire che è lo stesso comandamento: l’amore. Scriveva Sant’Agostino: «Ama e fa’ ciò che vuoi». Purché sia amore sincero, intenso, gratuito, che nasce dal sentimento e si nutre di scelte razionali, che si apre alla fiducia e si tempra nel perdono. Amore che è esattamente ciò che Dio è.

 

 

 

 

30ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

BARTIMEO, IL CIECO CHE VEDE PIÙ IN LÀ

 Suscita simpatia la figura di Bartimeo, raccontata oggi dal Vangelo di Marco. Eppure era uno dei poveri ai margini della società. Neanche degno di essere chiamato col suo nome, visto che la gente lo chiamava “Bar” (figlio, in aramaico) (di) Timeo. La stessa gente benpensante che lo rimprovera perché disturba... il Maestro o lei stessa? Sì, essendo cieco non può aspettare che sia vicino per farsi sentire. Deve gridare la sua disperazione ed essere convincente. Quando gli dicono che il Nazareno si è fer-mato per lui, immediatamente balza in piedi, trascura il proprio mantello (probabilmente la cosa più preziosa che ha, per ripararsi dalle notti fredde), e segue le voci che lo portano da lui. È certo che quel maestro premuroso può restituirgli la vista. Lo salva la sua fede, insieme alla determinazione che lo ha portato a insistere, a industriarsi, a non perdere mai la speranza.
Per l’evangelista Marco, Bartimeo è un modello del vero cristiano: colui che non smette di cercare una vita migliore, colui che torna a “vedere”, oltre le proprie difficoltà esistenziali, la strada della salvezza, colui che una volta incontrato il Maestro non lo lascia più. Il cieco di Gerico lo segue lungo la sua strada, a differenza della folla che ben gradisce la sua visita e i suoi miracoli, ma non si compromette andando con lui.

 


 

 

29ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

IL VERO ONORE

 Chi è un grande? Un leader politico? Un manager superpagato? Uno sportivo che detiene il primato del mondo nella sua disciplina? Uno scienziato che scopre nuove cure per il cancro? Un artista o un inventore che sa precorrere i tempi? O una persona normale, equilibrata, che può dirsi felice di ciò che ha ed è?
Sì, chi consideriamo grande è anche colui che vorremmo, almeno parzialmente, copiare. È il sogno che proiettiamo sui nostri figli, è il giudizio che diamo alla nostra vita: tutti abbiamo bisogno di sentirci grandi, cioè realizzati in ciò che abbiamo scelto.
Giacomo e Giovanni puntano in alto: vogliono la gloria nel Signore, accanto a lui. Gesù si chiede: sono disposti ad accettarne il prezzo? Dovranno passare attraverso dure persecuzioni, se vorranno essere come lui.
Ma, per Gesù, la vera gloria non necessita di cose eclatanti. È sufficiente lo spirito del dono, di colui che sa mettersi a disposizione degli altri, la cui vita serve a molti. Un grande è l’ultimo dei servi, se leale e fedele. Grande è la donna a servizio di suo marito e della sua famiglia; grande è chi compie i gesti più umili per il bene degli altri. I veri cristiani sanno ridare dignità ai mestieri meno apprezzati dal mondo, ma indispensabili. Immensamente grandi nel Regno di Dio.


 


 

 

28ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

A UN PASSO DAL CIELO

 Qual è la strada per giungere alla vita eterna? Il “tale” di cui ci parla il Vangelo di oggi sente questa domanda impellente, tanto da gettarsi in ginocchio davanti a Gesù per implorare il suo autorevole parere. Possiamo immaginare in lui il sogno di ogni essere umano di non essere a termine, ma anche la paura di poter perdere ciò che si è conquistato nella vita, spegnendosi nella polvere del nulla.
La risposta di Gesù pare scontata, per un buon ebreo: è l’elenco dei comandamenti. Non deve sfuggirci che Gesù cita soltanto quelli che sono obblighi nei confronti degli uomini e omette quelli che riguardano Dio. In fondo, lui premia l’amore e non è geloso se qualcuno l’ha confuso con altri dei.
Piuttosto, davanti a quell’uomo che confessa di aver seguito queste regole fin dalla giovinezza, Gesù non può fare a meno di fissarlo con amore. Ha trovato un grande uomo, sensibile e corretto, sa che il Padre è felice di lui, perché sta già costruendo il Regno di Dio. È fedele, rispettoso, onesto, sincero, giusto e non violento. Però... Gesù intravede un pericolo: il suo cuore è legato alle cose materiali, sarà pronto a lasciarle per entrare nell’eternità? Quell’uomo sarebbe un grande discepolo, ma ha il coraggio di rischiare, aprendosi all’ignoto della sequela del Cristo?
Sappiamo che in quel momento non era pronto e se ne andò rattristato. Forse ha perso l’occasione della sua vita.
 

 

27ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

IL MATRIMONIO CRISTIANO

 Il piano di Dio è sempre meraviglioso. S’incontrano due esseri viventi, simili e complementari, immagine di Dio nella splendida capacità di essere in movimento verso l’altro da sé, cioè di amare.
Provano un sentimento intenso, che rompe gli argini e le convenzioni, li unisce profondamente e li porta a decidere di costruire una relazione stabile, fedele, che accompagnerà per sempre le nuove vite che sorgeranno dal miracolo dell’amore.
Queste due persone imparano a suonare lo stesso spartito, ad assimilare scelte e valori, a puntare alle stesse mete, a comprendere che l’amore è più forte degli sbagli e della fatica di perdonare. Queste due persone, nel sogno di Dio, diventano una carne sola. Come Lui, uno in tre persone: Padre, Figlio e Spirito.
La realtà, condita dai limiti umani, non ci deve scoraggiare. Senz’altro il precetto mosaico che lasciava all’uomo la possibilità di ripudiare la donna era ingiusto, anche se comprensibile in quella cultura nettamente maschilista. Gesù non può non indicarci il desiderio di Dio. Non può accettare la fragilità di relazioni passeggere, superficiali, prevaricanti, egoiste. Non sarebbero in grado di dare nerbo e amore a chi sarà futuro dell’umanità, cioè i figli. Il Matrimonio cristiano, per quanto possa sembrare fuori moda, avrà sempre senso: una fiaccola accesa all’amore fedele e indissolubile di Dio.  

 

 

 

26ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

SENZA CONFINI

 «Chi non è contro di noi è per noi». Com’è liberante e leggera, questa frase di Gesù. Abbatte i muri, apre i confini, rende merito e giustizia al meglio dell’umanità.
C’è un uomo che scaccia i demoni nel nome di Gesù, ma non appartiene al gruppo dei seguaci. Per gli Apostoli è sbagliato. Vorrebbero fermarlo e chiedono il parere del Maestro, che non ha dubbi. Chi compie meraviglie nel nome di Dio non può essere lontano da Lui.
Era un’idea già presente nell’Antico Testamento, nel curioso episodio della prima lettura che risale all’alleanza tra Dio e il popolo sul monte Sinai. Mosè riunisce settanta anziani, perché portino con lui il peso del governo del popolo. Essi, nella tenda del convegno, ricevono lo Spirito, e possono parlare ufficialmente di Dio alla gente. Ma lo stesso dono raggiunge due persone fuori, nell’accampamento. Per il giovane Giosuè non è tollerabile. Ma Mosè lo rimprovera: lo Spirito si dona a chi vuole, tutti possono essere testimoni di Dio.
Sì, oggi può valere per coloro che non frequentano le nostre comunità, o non sono pienamente allineati alle regole; per coloro che appartengono ad altre confessioni o religioni, o persino per chi si ritiene non credente. Se portano frutti degni di Dio, in amore, giustizia e pace, sono benedetti da Lui. Viaggiamo nella stessa direzione, apprezziamoli e camminiamo insieme.   



25ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

ELOGIO DEL SERVIZIO

 

Immaginiamo un dirigente di un’azienda in crisi che sia obbliga-to a mettersi a fare l’inserviente; un professore che si adatti a farsi le fotocopie e a pulire i locali della scuola; un presentatore tivù che passi a occuparsi di spettacoli di borgata o di oratorio... le definiremmo certamente carriere al contrario, e probabilmen-te saremmo quasi dispiaciuti per loro: «Poverini, non se lo meri-tavano!». Eppure certe professioni poco blasonate sono ancor più importanti di quelle altisonanti: nel momento in cui ci serve, quanto vorremmo un bravo e onesto idraulico, quanto è difficile trovare una badante a nostra misura...
Sono passati duemila anni, ma questa è una delle idee di Gesù meno accolte dal pensiero comune: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo e il servitore di tutti». Anche il linguaggio tradisce gli stessi ministri del cristianesimo: pensiamo al “boccone del prete” o al significato dello “stare da papa”.
Papa Francesco ha provato a invertire la tendenza con piccoli gesti quotidiani, con la scelta di vetture e appartamenti ordinari, con l’umiltà di certi incontri da prete semplice tra la gente.
Se vogliamo conformarci a Gesù, però, tocca a noi cambiare la mentalità. Essere più felici di un figlio onesto, serio, che non sta mai con le mani in mano, di uno che ha trovato il modo di vivere come un pascià, servito e riverito da tutti. Nella nostra vecchiaia e debolezza, probabilmente, ci starà molto più vicino.  


24ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

CHI È GESÙ PER NOI?

«E voi, chi dite che io sia?». Vale anche per noi questa domanda di Gesù. Dovremmo seriamente farci un esame di coscienza, non per scandagliare i nostri peccati, ma per essere consapevoli del valore del cristianesimo nella nostra vita. Dovremmo immaginare l’uomo di Nazaret con il suo sguardo nei nostri occhi, e dirgli sinceramente cosa pensiamo di lui. Se lo riteniamo un personaggio da libro di storia o un uomo di Dio; un vincente o un perdente; un leader irraggiungibile o un fratello, un amico. Se siamo d’accordo con le sue idee, e quanto saremmo disposti a perdere, per seguirlo.
A Gesù non bastano le solenni professioni di fede: il «Cristo» (=il messia che aspettavamo da secoli); il «Figlio del Dio vivente»; il «Salvatore». Ciascuno di noi, come Pietro, pur con buonissime intenzioni e perfetta teologia, può diventare Satana, un ostacolo sulla strada di Dio, che vuole il bene dell’umanità.
Gesù ci può condurre a una vita buona, bella e felice, quando impariamo a lasciarla andare, a rimetterla nelle sue mani, a fidarci di lui. Gesù non promette di cancellare le nostre croci, fatiche e sofferenze. Ci ricorda che le ha portate prima di noi, insieme alle soddisfazioni che la vita consegna a chi sa amare. Ci dice che Dio è al nostro fianco, e ci attende per aprirci le porte del suo Regno. Gesù è per noi. E noi, vogliamo essere per lui e con lui?        
 

 
Ultimo aggiornamento Sabato 15 Dicembre 2018 11:08
 

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