Vangelo della Domenica Stampa
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DOMENICA 24 MARZO 3ª DI QUARESIMA (C)

IL TEMPO NON È INFINITO

C’è un dono, di cui forse non siamo mai abbastanza riconoscenti, che riceviamo ogni giorno: il tempo. Un’opportunità da riempire con le nostre scelte: anche quella di lasciarlo semplicemente scorrere è in effetti una scelta! Viceversa, nel tempo possiamo essere qualcosa: vegetare o portare frutto, per noi o per altri. C’è chi ritiene che la vita sia da spremere e godere; c’è chi matura passando dal ruolo di figlio a quello di padre; c’è chi pensa che le doti e gli strumenti ricevuti assumano il proprio senso soltanto se messi a frutto e condivisi. Quest’ultima prospettiva è quella evangelica. Come avvenne a Gesù, è secondaria la quantità di tempo avuta a disposizione, come la quantità di frutti prodotti. Ciò che conta è l’aver compiuto lo scopo per cui si è al mondo: come quell’albero piantato perché dia fichi al vignaiolo.
Se riteniamo, a qualsiasi età, di dover ancora svolgere il nostro compito, il Vangelo di oggi ci richiama all’urgenza del nostro impegno. Ci ricorda che è bene lavorare sul nostro terreno e concimarlo; fuor di metafora, si tratta di prepararsi per dare il meglio nel campo che ci è più congeniale. E poi raggiungerlo. I fatti di cronaca a cui Gesù accenna, come altri mille che possiamo trovare in qualsiasi quotidiano, ci dicono che il tempo che è assegnato a ciascuno non dipende dai suoi meriti o dalle sue colpe. Semplicemente, non lo conosciamo. Per questo non possiamo permetterci di sciuparlo. 
 
 

DOMENICA 17 MARZO 2019

UNO SQUARCIO NELL'INCREDULITÀ

 Quanto conta nella nostra vita la fede? Non soltanto l’adesione al «credo» cristiano, ma l’atteggiamento di fiducia in Dio Padre, la consapevolezza che lui manterrà le sue promesse, la scelta di abbandonarsi tra le sue mani?
Non mancava certo di fede il patriarca Abramo, che credette a una discendenza numerosa come le stelle del cielo quando non aveva neppure un figlio. Come Gesù, colloquiava con Dio ed era aperto a ciò che ci supera. Quanto al Vangelo, avviene come un prodigio che ci conferma, almeno per un tempo limitato, che siamo sulla giusta strada.
I segni non sono prove, giungono improvvisi in un contesto incerto, come un dono gratuito, e si possono soltanto testimoniare. Pietro, Giacomo e Giovanni avranno certo dubitato sulla realtà della visione di Gesù trasfigurato insieme a Mosè ed Elia, di cui certamente non conoscevano il volto. Avrebbero voluto afferrare la verità, ma questa scomparve nella nube, segno dello Spirito di Dio.
Sappiamo che questo segno non fu sufficiente a renderli più coraggiosi degli altri Apostoli nei momenti della passione e della morte del Signore.
Ma tutto questo è stato scritto per noi, per spingerci a fidarci in un Dio che ha ben chiara la gloria che spetta a chi lo avrà intuito e seguito, pur tra gli errori e i dubbi dell’esistenza, nel suo percorso di vita.  

DOMENICA 10 MARZO 2019

QUEL DEMONIO DEL MALE

«Forse il maggior successo del demonio in questi tempi è stato farci credere che non esiste», confessava l’arcivescovo Bergoglio a un suo amico rabbino. In effetti il diavolo oggi è spesso visto come un personaggio mitologico, uno stratagemma per tenere buoni i bambini, o – peggio – un fenomeno di folklore con derive psicologiche pericolose quando diventa culto di Satana. Abbiamo poi un occhio benevolo nei confronti delle tentazioni, spesso cavalcate dalla pubblicità che, strizzandoci l’occhio, ci convince che ogni tanto sia permesso cascarci; anzi, in fondo è il bello della vita!
Nella Vangelo il diavolo è l’oppositore di Dio, l’ostacolo al suo piano d’amore, l’entità che cerca di convincerlo a lasciare le cose come stanno, a non impegnarsi per salvare l’umanità. La lotta di Gesù non è all’esterno, ma all’interno di sé e degli uomini. Lì nasce il male, nell’accettazione dei ragionamenti del tentatore. Egli allora e sempre suggerisce la ricerca del possesso, del potere e del prestigio, dove l’io è al centro e gli altri sono funzionali ai propri interessi; suggerisce di dar spazio agli istinti e alle passioni insane, di calpestare la dignità e la coscienza altrui, di annullare scrupoli e ripensamenti.
In questa Quaresima non abbiamo paura a guardarci dentro con lo sguardo limpido di un bambino: sarebbe fiero di tutto ciò che facciamo? Attraverso di noi l’umanità cresce o no?
   DOMENICA 3 MARZO

L'ALBERO, LE RADICI E I FRUTTI

In questa settimana con il rito delle Ceneri si apre la Quaresima. Sarà un ulteriore appello a scendere nella nostra interiorità, a fare il punto su ciò che siamo e su ciò che vogliamo diventare, a capire di cosa si nutre la nostra anima, cosa l’appassiona e la riempie di vita e di eternità.
Ci mettono sulla giusta lunghezza d’onda le letture di oggi, la sapienza del Siracide e la schiettezza di Gesù. Un’immagine è comune: dai frutti si riconosce l’albero. Così dalle parole e dalle opere di un uomo si riconosce ciò che è al centro della sua vita. «L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene». Giova ricordare che nel linguaggio semitico il cuore non è sede dei sentimenti, ma dei pensieri, dei desideri, della volontà. Gesù dunque suggerisce di scandagliare ciò che ci muove all’azione, di fare attenzione ai nostri interessi e alle nostre scelte, di far crescere la bontà dentro di noi.
Ecco l’opportunità della Quaresima: rendersi conto che nel nostro occhio ci sono spesso travi che non notiamo, vizi che non consideriamo più tali, omissioni la cui esistenza non ci sfiora minimamente. Eppure tutto questo aumenta l’ingiustizia e la sofferenza nel mondo, carica sugli altri pesi che non meritano, spegne la nostra vitalità. Solo così potremmo essere veri testimoni del Maestro, e sapremo guidare chi ci chiede lumi senza cadere ambedue in un fosso. DOMENICA 24 FEBBRAIO 2019

L'AMORE SMISURATO

 Per accogliere il Vangelo di oggi forse dovremmo recarci all’alba d’estate su un monte, e contemplare i paesaggi circostanti. Dovremmo lasciarci scaldare dal sole e respirare a pieni polmoni ciò che la vita gratuitamente offre a ogni essere umano. Forse così comprenderemmo l’Altissimo, che è «benevolo verso gli ingrati e i malvagi».
Sembra davvero smisurato l’amore che Gesù ci indica: evitare con-danne e giudizi; dare senza contraccambio; perdonare i torti; benedire chi ci maledice; offrire l’altra guancia a chi ce ne percuote una; prega-re e fare il bene per quelli che ci odiano. Un amore che alla nostra ra-gione pare eccessivo e persino ingiusto, oltre che piuttosto impratica-bile. Già…, non è facile comportarci così con i nostri familiari, figuria-moci con coloro che non conosciamo, che ci vengono dipinti come ne-mici, o che hanno mostrato odio nei nostri personali confronti!
Ma, tornando a guardare l’amore misericordioso del Padre nostro (Pa-dre di tutti), potremmo comprenderne e assumerne le scelte. Lui, che conosce ogni essere umano, le sue possibilità e la sua storia, ci chiede di osservare gli altri interrogandoci su ciò che faremmo o vorremmo al posto loro; ci chiede di ascoltarli davvero, senza pregiudizi e rancori; ci chiede di non essere troppo legati a ciò che è di nostra proprietà, perché prima o poi lo dovremo lasciare. Ci chiede di prepararci alle «misure» del mondo di Dio, perché lì lui ci attende per l’eternità.

DOMENICA 17 FEBBRAIO 2019

RALLEGRATEVI ED ESULTATE

In quale gruppo citato oggi dal Vangelo ci collocheremmo? Nei ricchi o nei poveri? Nei sazi o negli affamati? Tra quelli che ridono o quelli che piangono? Tra gli stimati o tra i disprezzati? Sembra che Gesù ribalti le categorie del mondo: guai ai primi, beati gli ultimi!
In realtà, Gesù ci mette in guardia: davvero pensate che la ricchezza materiale, la sazietà, l’allegria e l’onor del mondo siano la via della vita e della felicità? Non è così, dice ai suoi discepoli.
A volte è vero proprio il contrario. I poveri di cose sono molto più ric-chi di forza, interiorità e generosità dei grandi possidenti. I sazi spesso hanno perso la volontà di cercare, di scoprire, di allargare gli orizzonti. Quelli che non hanno mai pianto non sapranno mai comprendere chi soffre. I profeti di un mondo buono sono stati insultati e disprezzati, ostacolati e perseguitati, al contrario di quelli falsi, osannati alla loro ascesa e giustiziati dalla storia. 
Gesù parla del suo Regno, assicurato nel Paradiso, e in costruzione sulla terra. I suoi discepoli devono sapere che gli esseri umani cercano la tranquillità e la gioia, ma la corsa ai beni materiali e il possesso egoistico degli stessi sono fuorvianti. Pur essendo patologico cercare la croce, nessuno deve scoraggiarsi quando arriva, se è frutto della ricer-ca della verità e del bene. «Rallegratevi ed esultate» significa «fatevi forza» perché Dio è con voi e la beatitudine non vi sfuggirà. Viceversa, potrebbe sfuggire a chi si è fidato troppo di ciò che ha conquistato, se poi ha perso ciò che nella vita conta davvero: crescere, capire, amare.

DOMENICA 10 FEBBRAIO 2019

SULLA PAROLA DEL SIGNORE

Dov’è appoggiata la tua vita? Quali sono le tue sicurezze? A cosa ti appiglieresti se un uragano la sconvolgesse? Ognuno di noi dovrebbe porsi queste domande, almeno una volta, per centrare la vita su ciò che per noi conta davvero, per evitare di lasciarcela sfuggire di mano, per non rischiare di scoprire alla fine di non aver vissuto davvero.
C’è chi si fida solo di se stesso: peccato, ha perso l’occasione di incontrare il meglio di ciò che lo circonda. C’è chi si appog-gia al proprio partner, alla famiglia, alla propria comunità. E, a volte, si scontra con illusioni e delusioni. C’è chi si fida di Dio: ha incontrato la fede e attraverso di essa nutre la propria speranza.
Nell’episodio del Vangelo di oggi, il pescatore Simon Pietro ha faticato invano tutta la notte ma non ha preso nulla. Evidente-mente in quei giorni quella zona del lago è sprovvista di pesci. Ciononostante decide di fidarsi di Gesù e «sulla sua parola» getta le reti. La pesca sarà abbondantissima.
Sulla Parola di Gesù, Pietro fonderà la sua vita: dalla fiducia nel  perdono dei suoi peccati alla missione di pescatore di uo-mini. È la testimonianza di noi cristiani: riconoscere i nostri li-miti ma lavorare tenacemente per migliorarci, nel confronto con la Parola del Signore, e nella certezza che Lui ci indica la strada migliore. Anche quando ci sembra di non capirla, la vita è il meraviglioso viaggio verso la quiete del suo porto: Dio.

 


 

 

DOMENICA 3 FEBBRAIO 2019

OGNI PATRIA È LA MIA PATRIA

È tipico di ogni essere umano avere timori e provvedere a difendersi, possibilmente in gruppo, perché, come si dice, l’unione fa la forza. Va da sé che ci si sostenga meglio tra simili, vicini, membri della stessa religione o della stessa patria.
Oggi, invece, incontriamo Gesù osteggiato proprio dai suoi conterranei, nel villaggio che l’ha visto crescere e che è diffidente nei suoi confronti. Pretendono dunque un privilegio, un’attenzione speciale, un segno miracoloso che li convinca. Come se non fosse stata già un dono la presenza del Cristo con loro per tanti anni.
Gesù si richiama alla Bibbia: non è di colpo diventato loro nemico, ma ora sta guardando il mondo con gli occhi di Dio. Come può un unico Padre parteggiare per l’uno o per l’altro dei suoi figli? Vuole il bene di tutti, e se c’è un dono speciale da consegnare, guarderà con favore a chi è rimasto più indietro nel cammino della storia.
In un mondo globalizzato dove si moltiplicano i proclami dei leader «duri e puri» a mettere al primo posto il proprio paese, i profeti della tolleranza, dell’equità, dell’apertura a chi sta fuori dai propri confini, rischiano di essere trattati come Gesù a Nazaret: coperti di sdegno, cacciati dai luoghi sacri e dalle città. La tentazione di seguire i suoi compatrioti è sempre in agguato.

 

 DOMENICA 27 GENNAIO 2019

 OGGI SI È COMPIUTA QUESTA SCRITTURA

 Cosa faremmo se qualcuno ci garantisse la realizzazione dei nostri desideri più grandi prendendo un treno che passa soltanto oggi? Saremmo disposti a lasciare tutto il resto?
Molti di noi hanno tante buone intenzioni, che puntualmente rimandano a domani. Non sono pronti, dipendono da altri, hanno altre urgenze e, in fondo, mille scuse.
Davanti a un testo biblico del profeta Isaia, Gesù mette da parte le interpretazioni tradizionali, che rimandavano le promesse di gioia e liberazione al futuro. Oggi è quel momento: io sono il consacrato dallo Spirito di Dio per portare il lieto annuncio ai poveri, per ridare la vista ai ciechi, per liberare prigionieri e oppressi, per mostrare a tutti l’amore di Dio!
Gesù è stato il Messia che ha realizzato tutto questo. Ma ancora oggi, sulla terra, ci sono prigionieri nel corpo e nell’anima, ciechi nella vista e nella mente, poveri di beni e di affetti.
Oggi il nostro mondo ha bisogno di seguaci del Cristo che adempiano i sogni di Dio, che rendano concreta e visibile la Grazia che lui ha per noi, che si lascino riempire dallo Spirito d’amore, di rispetto e tolleranza, di impegno quotidiano per la giustizia e la verità. «Solo per oggi…», scriveva san Giovanni XXIII. Non perché non ci sarà un domani, ma perché il nostro tempo da vivere è l’oggi, e qualsiasi motivo per non farlo sarebbe un inutile e sciocco alibi.

DOMENICA 20 GENNAIO 2019

 CANA, SEGNO DELL'AMORE DI DIO

Quello che per noi è un miracolo straordinario, per l’evangelista Giovanni è semplicemente un segno: un segno della gloria di Gesù e un segno per la fede dei discepoli. Ci sarà sempre chi metterà in dubbio la testimonianza di questo racconto o troverà giustificazioni razionali all’irrompere dell’inspiegabile nella realtà umana. I segni, per loro natura, rimandano a qualcosa di più importante. Come dice il proverbio, «quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito». 
Nell’episodio delle nozze di Cana troviamo un Gesù piuttosto titubante, se non addirittura contrario a un suo intervento. Non ritiene giunto il tempo di rivelarsi. Maria interviene dietro le quinte, notando il problema ed esprimendo la sua fede in quel figlio che – come ben sa – ha il compito di salvare l’umanità. «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» è una dichiarazione di fiducia totale, un messaggio che sintetizza ancora oggi il cristianesimo per tutti noi.
Gesù usa quello che c’è – l’acqua, la voglia di festa di sposi e invitati, la disponibilità dei servi – e ne fa qualcosa di buono, anzi di ottimo. Se quello che abbiamo e che siamo è condiviso, la gioia può traboccare per tutti. Dio ha già riempito di doni l’umanità, ha concesso i suoi carismi a ciascuno di noi, ha indicato la via della giustizia e dell’amore. Tocca prima di tutto a noi cristiani seguirla, affinché altri possano credere in Lui.

DOMENICA 13 GENNAIO 2019

BATTESIMO DI GESÙ

Che cos’è il Battesimo? Quale significato ha nella nostra vita quotidiana? È necessario e opportuno battezzare i neonati? Oggi la liturgia ci invita a porci queste e altre domande, nel ri         cordo del battesimo di Gesù.
Sì, anche lui si sottopose al rito del battesimo di Giovanni, l’immersione nelle acque del Giordano che mostrava a tutti la scelta di mettere la propria vita sulla strada retta che Dio ha nel cuore per noi. Il Vangelo ci conferma che Dio ne fu felice, si compiacque di questo suo Figlio amato. Lo Spirito Santo prese dimora in Gesù, tanto da renderlo capace di parole e gesti pieni d’amore, degni del Padre.
I cristiani compresero che il loro Battesimo avrebbe avuto le stesse caratteristiche: mettersi in ascolto dell’amore del Padre per ciascuno di loro; scegliere di seguire i suoi consigli di vita; accogliere lo Spirito Santo che, giorno dopo giorno, ci può trasformare in uomini e donne più simili a Lui. 
Il Battesimo non può essere soltanto un’etichetta, un ricordo o una tradizione. Ogni giorno siamo chiamati a vivere da figli di Dio, nella sobrietà, nella giustizia, nella preghiera e nella misericordia, come ci ricorda san Paolo. Solo così il nostro Battesimo sarà efficace. Non per difetto dello Spirito di Dio, ma per gli ostacoli che noi possiamo mettere sulla sua azione nella nostra vita.   


 
 2ª SETTIMANA DI NATALE

È GESÙ E VIENE DA DIO

La festa dell’Epifania, per i nostri ragazzi, coincide con la conclusione del periodo natalizio e delle sue vacanze, magari con un’appendice di doni legati alla munifica befana (la parola è una corruzione lessicale di «Epifania»).
In effetti nel calendario cristiano tutti gli anni ha lo scopo di «allargare il presepe», ricordandoci che Cristo è venuto per tutti gli uomini e le donne del mondo.
I magi, sapienti venuti dall’Oriente, rappresentano coloro che accolgono subito il Cristo, pur non essendo parte del popolo a cui Dio l’aveva promesso. Il loro atteggiamento ci insegna che per incontrare davvero Gesù bisogna cercarlo («Dov’è il re dei Giudei?»), vedere i suoi segni («Abbiamo visto la sua stella»), andare verso di lui («Siamo venuti per adorarlo»).
Adorare il Signore non significa soltanto inchinarsi davanti a un re e omaggiarlo di doni (oro in quanto re, incenso in quanto Dio, mirra in quanto salvatore), ma cambiare strada dopo averlo incontrato.
I magi capiscono quanto quel bambino è prezioso e quanto il potere disterà dal suo messaggio. Non possono essere complici dello spegnimento di quella luce da parte della cattiveria e dell’invidia umana, rappresentate dal re Erode. La luce di Cristo illuminerà ogni popolo che vorrà seguire i suoi passi e costruire un mondo nuovo.

 

 

 1ª SETTIMANA DI NATALE

SACRA FAMIGLLIA

Il Vangelo di quest’anno, nella festa della Santa Famiglia, ci propone l’episodio di Gesù dodicenne che rimane nel tempio di Gerusalemme all’insaputa dei propri genitori. Il racconto un po’ ci consola: la situazione poteva essere gestita meglio, nelle dinamiche familiari. Sì, Gesù nobilmente aveva dato priorità al Padre celeste; ma un cenno ai genitori non era un minimo e necessario segno di riconoscenza e di rispetto?
Non vogliamo giudicare nessuno, tantomeno il Signore. Ma ci pare giusto ricordarci che non ci sono famiglie perfette, senza momenti bui, incomprensioni, disagi. Piuttosto il Vangelo ci rammenta la successiva sottomissione di Gesù ai genitori a Nazaret; sottolinea la capacità di Maria di custodire nel cuore fatti, dubbi e domande, conservando la fede in Dio, che guida i passi degli umili; indica che anche Gesù deve crescere, in ciò che è automatico (età) e in ciò che è frutto di scelta, di ricerca, di preghiera (sapienza e grazia).
Dobbiamo riconoscere che la famiglia è il nido in cui possiamo crescere, la palestra in cui ci alleniamo alla vita e all’amore. In famiglia possiamo essere accolti, anche quando non siamo capiti; soccorsi, anche quando non ce lo siamo meritati; custoditi, anche quando abbiamo scelto la nostra strada.
La famiglia è veramente indispensabile: per ciascuno di noi come lo fu per Gesù.

 4ª DOMENICA DI AVVENTO (Anno C)  MARIA, MAMMA DEL NATALE

Come non c’è nascita senza madre, così non c’è il Natale senza Maria. Dio ha scelto lei: una semplice ragazza di un piccolo villaggio, umile, determinata, generosa. Noi la salutiamo come piena di grazia, cioè piena di Dio. In lei quel figlio speciale si poteva sentire a casa, accolto e amato, sempre e comunque.
Gesù bambino sta arrivando, ancora una volta, nel nostro Natale. Sta a noi decidere di attenderlo come Salvatore o come tradizione e folklore; sta a noi fargli posto nella nostra casa, nella nostra famiglia, nelle nostre scelte; sta a noi scegliere di aprire le porte del cuore e dell’anima per scommettere la nostra vita su di lui.  
Gesù non è ingombrante, non chiede nulla e non forza nessuno. Scende sulla terra per la gioia di tutti. Tanti non si accorgeranno di lui, come avvenne la prima volta. Non per caso i primi ad andarlo a salutare e omaggiare sono stati i pastori, mal visti dalla gente, poveri e poco puliti, ma robusti nella fede.
Eppure quel bimbo è il regalo più grande che Dio poteva fare all’umanità: se stesso, la sua Parola, la sua Luce. Gesù trasmetterà a tutti la verità, cioè farà conoscere Dio così com’è: amore eterno e incondizionato. Vivrà mostrando e costruendo pace e benessere per l’umanità. Chi seguirà la sua parola potrà sentirsi figlio dello stesso Padre.
Davvero quel bimbo salverà il mondo. Ora tocca al mondo lasciarsi salvare da Lui.

 

 

 

 

 

3ª DOMENICA DI AVVENTO(Anno C)COSA DOBBIAMO FARE

 Gli studiosi sono piuttosto concordi: le persone nella nostra so-cietà stanno smarrendo il senso del peccato. Non è in crisi soltanto la frequenza al sacramento della Riconciliazione, ma l’idea stessa di aver commesso dei peccati. Solitamente tendiamo a giustificarci: avevo la luna storta, mi hanno fatto arrabbiare, fanno tutti così…
Il fatto è che ogni parola o gesto malvagio ha una conseguenza diretta sulle vite altrui, e innesca processi negativi a catena, ribaltando le nostre frustrazioni sul prossimo.   
Il Vangelo odierno ci dice che le folle interrogavano Giovanni su ciò che necessitava di conversione. Le sue risposte erano semplici e concrete: essere corretti e onesti nel proprio mestiere; non abusare della propria posizione maltrattando o rubando; dare ciò che non ci è necessario a chi ne ha bisogno. Insomma, evitare violenza e ingiustizia, condividere ciò che si ha. A ben vedere, è la regola d’oro di ogni cultura e religione: tratta gli altri come vorresti essere trattato tu, se fossi al posto loro.
Se la sera riavvolgessimo il nastro e ripassassimo la nostra giornata, ci accorgeremmo di quanti sbagli od omissioni abbiamo compiuto nei confronti di chi abbiamo incontrato, conosciuto o sconosciuto che fosse. Domani riusciremo a limitare i nostri peccati? Dio tifa per questa vittoria su noi stessi.
Spera proprio di sì.

 

 

 

 

2ª DOMENICA DI AVVENTO(Anno C)

RADDRIZZARE

I PROPRI SENTIERI

Le vite delle persone del nostro tempo spesso assomigliano alle strade di montagna o di collina, con i loro tratti irregolari, le svolte prive di visibilità, le salite e le discese repentine.
Le cose si complicano, si accavallano gli imprevisti, si perdono le proprie sicurezze. Vorremmo ritrovare la strada diritta, priva di problemi e piena di soddisfazioni.
Eppure, nella maggior parte dei casi tutto ciò che possiamo cambiare è dentro di noi.
Vorremmo marito, moglie, figli, parenti, vicini, capi, professionisti e politici diversi… ma il loro cambiamento è un’illusione, o meglio non può dipendere da noi.
Giovanni Battista è un profeta credibile. Ha la schiena diritta, vive dell’essenziale, si astiene dal male. Il suo grido è a difesa della giustizia per tutti, del bene comune, della limpida verità.
Sulle rive del Giordano accoglie tutti coloro che decidono di non dare la colpa di ciò che non va agli altri, ma si guardano dentro e decidono di correggere i propri sbagli, di cambiare il loro atteggiamento, di riempire i propri vuoti esistenziali con scelte coraggiose di vita.
Tutti, a ben vedere, abbiamo limiti e difetti da smussare, nodi da sciogliere e peccati per cui farci perdonare. Dio vuole la nostra salvezza, ma noi siamo disposti a togliere ogni ostacolo affinché possa compiersi nella nostra vita?  

 

 

 

 

1ª DOMENICA DI AVVENTO(Anno C)

GESÙ È VICINO A NOI

 Anche quest’anno la vita ci concede la possibilità di iniziare il tempo che la Chiesa ci suggerisce di preparazione al Natale.
La Parola di Dio ci invita a essere svegli, attenti, pieni di fiducia e di speranza.
Il Signore non mancherà di realizzare le sue promesse: ha per noi una realtà di pace, vita, liberazione. Il Figlio dell’uomo (Gesù Cristo) l’ha raggiunta e tornerà per farci entrare in essa.
Vi potranno entrare coloro che sono pronti: chi ha imparato a non lasciarsi sconvolgere dalle paure e dalle angosce della vita; chi si è liberato da ciò che appesantisce il cuore e la volontà (l’odio, il rancore, la depressione); chi non ha cercato scorciatoie per sentirsi forte e nascondere i propri limiti nell’irrealtà (le dissipazioni e le ubriachezze citate dal Vangelo).
Quanto è attuale la Parola di Dio! In essa ritroviamo errori tipici della nostra società, insieme agli antidoti che hanno il solo scopo di rendere migliore la nostra vita: «state attenti a voi stessi»; «vegliate in ogni momento pregando». Non si tratta di moltiplicare le formule di preghiera, quanto di stare nel tempo con la mente accesa, lo sguardo alla meta, la fiducia nella vicinanza di Gesù. Con lui possiamo essere più forti del male, di ogni male.    
Dio ci ama e in Cristo l’ha reso evidente e compiuto.
In questo universo Lui ci accoglie e custodisce. Non ci sono mani migliori
 

 

 

 

 

34ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

CRISTIANI NEL REGNO DI DIO

Alla fine dell’anno liturgico festeggiamo Cristo, Re dell’universo. Una festa istituita da Pio XI nel 1925 con ottime intenzioni: mostrare ai numerosi re di questo mondo un sovrano nudo e crocifisso, divenuto salvatore dell’umanità. Egli sperava di far comprendere a tutti quelli che aspirano ai troni che solo la croce e l’amore salvano, non l’esteriorità e la pomposità.
Sembra che la lezione, in questo secolo, non sia servita granché. Ai re si sono spesso sostituiti presidenti, manager, vip di vario tipo; ognuno con la propria coda di assistenti, guardie del corpo, vetture di rappresentanza.
«Il mio regno non è di questo mondo», diceva Gesù a Pilato, e forse lo direbbe a buona parte di questa schiera di potenti oggi.
Ma, a ben vedere, il suo regno è già ben presente in questo mondo, quando le persone più disparate vivono l’amore e il servizio nella quotidianità, nella normalità o nel nascondimento. Quando vivono le fatiche e le sofferenze senza lamentarsi troppo, senza rimpiangere ciò che non hanno, senza reagire con violenza o rassegnazione. Portano le loro croci con lo sguardo dritto alla risurrezione, che non può sfuggire se si fa tesoro di quello che si ha attorno a sé. Questi sono cristiani.
Come Gesù, per questo siamo nati e siamo al mondo: dare testimonianza della verità. Non importa quanti riescono a com-prendere e ci seguono. Siamo cristiani e siamo felici di esserlo.
 

 

 

 

 

33ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

NEI MOMENTI PIÙ DIFFICILI

 È vero. La storia umana è purtroppo costellata di eventi tragici: guerre, tirannie, cataclismi. E, nel personale, lutti, angosce, tribolazioni. Anche nella Bibbia sono presenti le immagini forti delle pagine apocalittiche, come il libro di Daniele e il brano del Vangelo che leggiamo oggi. Non dobbiamo spaventarci, ci ribadisce la Parola di Dio. Manteniamo la fede:  
•    la fede nell’insegnamento della natura: a ogni inverno segue la primavera; il fico diventa tenero, ma non sta soccombendo, anzi, si sta preparando a portare nuovi frutti;
•    la fede in noi stessi: se apparteniamo al popolo di Dio, se siamo diventati saggi, se abbiamo lavorato per la giustizia, saremo «scritti nel libro» dei salvati e vivi per sempre;
•    la fede nel Figlio di Dio, colui che ha trionfato sulla morte e tornerà glorioso a radunare i suoi da ogni luogo e da ogni tempo.
Nelle grandi difficoltà della vita non è facile serbare la speranza. Le persone più sensibili e più buone sono spesso anche più fragili. Dio, mediante le parole di vita di suo Figlio, può essere la consolazione e la forza per attraversare il dolore senza soccombere; è lo Spirito che delicatamente soffia affinché alziamo lo sguardo oltre ogni ostacolo, verso una meta che è nascosta, ma in fondo al cuore sappiamo che c’è, perché aneliamo ad essa e crediamo che l’opera di Dio non può essere incompleta.

 

 

 

 

 

32ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

DONNE PREDILETTE DA DIO

 Nella domenica successiva alla predicazione sul “primo” comandamento secondo Gesù, quello dell’Amore, la liturgia ci presenta due splendide figure che lo concretizzano. Non a caso, sono ambedue donne e per giunta vedove. Al Maestro di Nazareth stanno a cuore coloro che la vita ha reso più vulnerabili e non perde occasione di ricordare la predilezione di Dio per loro, di rivendicarne i diritti, e addirittura di portarle ad esempio.
Nella prima Lettura si parla di una carestia terribile. La vedova di Sarepta ha un’ultima razione di farina e di olio per sé e per il proprio figlio, ma non esita a condividerla, fiduciosa nella parola di Dio annunciata dal profeta Elia. Nel Vangelo, l’anonima protagonista offre due monetine per il tesoro del tempio (un soldo, il valore di due passeri), che per lei è «tutto ciò che ha per vivere». Gesù la loda profondamente, ricordandoci che Dio vede molto meglio degli uomini, e non gli sfuggirà la verità, cioè l’intenzione del cuore.
Queste donne minime, innominate, apparentemente insigni-ficanti, sono le colonne su cui il mondo si appoggia, il regno di Dio è costruito, la speranza si mantiene viva nonostante tutto. Vengono in mente alcune donne delle nostre parrocchie, che nel nascondimento servono la famiglia e la comunità. Dio le ama profondamente, ha pronto il posto che meritano presso di Lui.

 

 

 

 

 

31ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

PRIMA DI TUTTO, L'AMORE

 Noi esseri umani abbiamo spesso bisogno di trovare la sintesi, di concentrarci su ciò che viene prima, che è decisivo. Sì, ci sono tante leggi, ma sono tutte egualmente importanti? Su quali non potremmo mai transigere? Sì, ci sono tante discipline, conoscen-ze e professioni. Ma su quali abbiamo deciso di giocarci la vita?  
Così, tra i vari comandamenti c’è un “primo”, uno in cui si trova la sintesi di tutti gli altri? Forse lo stesso Gesù ha dato adito a dubbi, insistendo più sul rapporto con il prossimo che sul culto a Dio, come si capisce dalla conclusione dello stesso scriba che ha posto la domanda.
Infatti Gesù non risponde citando l’elenco che conosciamo, ma si rifà a un passo del Deuteronomio, che gli Ebrei recitavano mattino e sera, ed era riportato persino sugli stipiti delle porte: «Ascolta Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza». A questo ne aggiunge immediatamente un altro, tratto dal libro del Levitico: «Amerai il prossimo tuo come te stesso», facendo capire che è lo stesso comandamento: l’amore. Scriveva Sant’Agostino: «Ama e fa’ ciò che vuoi». Purché sia amore sincero, intenso, gratuito, che nasce dal sentimento e si nutre di scelte razionali, che si apre alla fiducia e si tempra nel perdono. Amore che è esattamente ciò che Dio è.

 

 

 

 

30ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

BARTIMEO, IL CIECO CHE VEDE PIÙ IN LÀ

 Suscita simpatia la figura di Bartimeo, raccontata oggi dal Vangelo di Marco. Eppure era uno dei poveri ai margini della società. Neanche degno di essere chiamato col suo nome, visto che la gente lo chiamava “Bar” (figlio, in aramaico) (di) Timeo. La stessa gente benpensante che lo rimprovera perché disturba... il Maestro o lei stessa? Sì, essendo cieco non può aspettare che sia vicino per farsi sentire. Deve gridare la sua disperazione ed essere convincente. Quando gli dicono che il Nazareno si è fer-mato per lui, immediatamente balza in piedi, trascura il proprio mantello (probabilmente la cosa più preziosa che ha, per ripararsi dalle notti fredde), e segue le voci che lo portano da lui. È certo che quel maestro premuroso può restituirgli la vista. Lo salva la sua fede, insieme alla determinazione che lo ha portato a insistere, a industriarsi, a non perdere mai la speranza.
Per l’evangelista Marco, Bartimeo è un modello del vero cristiano: colui che non smette di cercare una vita migliore, colui che torna a “vedere”, oltre le proprie difficoltà esistenziali, la strada della salvezza, colui che una volta incontrato il Maestro non lo lascia più. Il cieco di Gerico lo segue lungo la sua strada, a differenza della folla che ben gradisce la sua visita e i suoi miracoli, ma non si compromette andando con lui.

 


 

 

29ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

IL VERO ONORE

 Chi è un grande? Un leader politico? Un manager superpagato? Uno sportivo che detiene il primato del mondo nella sua disciplina? Uno scienziato che scopre nuove cure per il cancro? Un artista o un inventore che sa precorrere i tempi? O una persona normale, equilibrata, che può dirsi felice di ciò che ha ed è?
Sì, chi consideriamo grande è anche colui che vorremmo, almeno parzialmente, copiare. È il sogno che proiettiamo sui nostri figli, è il giudizio che diamo alla nostra vita: tutti abbiamo bisogno di sentirci grandi, cioè realizzati in ciò che abbiamo scelto.
Giacomo e Giovanni puntano in alto: vogliono la gloria nel Signore, accanto a lui. Gesù si chiede: sono disposti ad accettarne il prezzo? Dovranno passare attraverso dure persecuzioni, se vorranno essere come lui.
Ma, per Gesù, la vera gloria non necessita di cose eclatanti. È sufficiente lo spirito del dono, di colui che sa mettersi a disposizione degli altri, la cui vita serve a molti. Un grande è l’ultimo dei servi, se leale e fedele. Grande è la donna a servizio di suo marito e della sua famiglia; grande è chi compie i gesti più umili per il bene degli altri. I veri cristiani sanno ridare dignità ai mestieri meno apprezzati dal mondo, ma indispensabili. Immensamente grandi nel Regno di Dio.


 


 

 

28ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

A UN PASSO DAL CIELO

 Qual è la strada per giungere alla vita eterna? Il “tale” di cui ci parla il Vangelo di oggi sente questa domanda impellente, tanto da gettarsi in ginocchio davanti a Gesù per implorare il suo autorevole parere. Possiamo immaginare in lui il sogno di ogni essere umano di non essere a termine, ma anche la paura di poter perdere ciò che si è conquistato nella vita, spegnendosi nella polvere del nulla.
La risposta di Gesù pare scontata, per un buon ebreo: è l’elenco dei comandamenti. Non deve sfuggirci che Gesù cita soltanto quelli che sono obblighi nei confronti degli uomini e omette quelli che riguardano Dio. In fondo, lui premia l’amore e non è geloso se qualcuno l’ha confuso con altri dei.
Piuttosto, davanti a quell’uomo che confessa di aver seguito queste regole fin dalla giovinezza, Gesù non può fare a meno di fissarlo con amore. Ha trovato un grande uomo, sensibile e corretto, sa che il Padre è felice di lui, perché sta già costruendo il Regno di Dio. È fedele, rispettoso, onesto, sincero, giusto e non violento. Però... Gesù intravede un pericolo: il suo cuore è legato alle cose materiali, sarà pronto a lasciarle per entrare nell’eternità? Quell’uomo sarebbe un grande discepolo, ma ha il coraggio di rischiare, aprendosi all’ignoto della sequela del Cristo?
Sappiamo che in quel momento non era pronto e se ne andò rattristato. Forse ha perso l’occasione della sua vita.
 

 

27ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

IL MATRIMONIO CRISTIANO

 Il piano di Dio è sempre meraviglioso. S’incontrano due esseri viventi, simili e complementari, immagine di Dio nella splendida capacità di essere in movimento verso l’altro da sé, cioè di amare.
Provano un sentimento intenso, che rompe gli argini e le convenzioni, li unisce profondamente e li porta a decidere di costruire una relazione stabile, fedele, che accompagnerà per sempre le nuove vite che sorgeranno dal miracolo dell’amore.
Queste due persone imparano a suonare lo stesso spartito, ad assimilare scelte e valori, a puntare alle stesse mete, a comprendere che l’amore è più forte degli sbagli e della fatica di perdonare. Queste due persone, nel sogno di Dio, diventano una carne sola. Come Lui, uno in tre persone: Padre, Figlio e Spirito.
La realtà, condita dai limiti umani, non ci deve scoraggiare. Senz’altro il precetto mosaico che lasciava all’uomo la possibilità di ripudiare la donna era ingiusto, anche se comprensibile in quella cultura nettamente maschilista. Gesù non può non indicarci il desiderio di Dio. Non può accettare la fragilità di relazioni passeggere, superficiali, prevaricanti, egoiste. Non sarebbero in grado di dare nerbo e amore a chi sarà futuro dell’umanità, cioè i figli. Il Matrimonio cristiano, per quanto possa sembrare fuori moda, avrà sempre senso: una fiaccola accesa all’amore fedele e indissolubile di Dio.  

 

 

 

26ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

SENZA CONFINI

 «Chi non è contro di noi è per noi». Com’è liberante e leggera, questa frase di Gesù. Abbatte i muri, apre i confini, rende merito e giustizia al meglio dell’umanità.
C’è un uomo che scaccia i demoni nel nome di Gesù, ma non appartiene al gruppo dei seguaci. Per gli Apostoli è sbagliato. Vorrebbero fermarlo e chiedono il parere del Maestro, che non ha dubbi. Chi compie meraviglie nel nome di Dio non può essere lontano da Lui.
Era un’idea già presente nell’Antico Testamento, nel curioso episodio della prima lettura che risale all’alleanza tra Dio e il popolo sul monte Sinai. Mosè riunisce settanta anziani, perché portino con lui il peso del governo del popolo. Essi, nella tenda del convegno, ricevono lo Spirito, e possono parlare ufficialmente di Dio alla gente. Ma lo stesso dono raggiunge due persone fuori, nell’accampamento. Per il giovane Giosuè non è tollerabile. Ma Mosè lo rimprovera: lo Spirito si dona a chi vuole, tutti possono essere testimoni di Dio.
Sì, oggi può valere per coloro che non frequentano le nostre comunità, o non sono pienamente allineati alle regole; per coloro che appartengono ad altre confessioni o religioni, o persino per chi si ritiene non credente. Se portano frutti degni di Dio, in amore, giustizia e pace, sono benedetti da Lui. Viaggiamo nella stessa direzione, apprezziamoli e camminiamo insieme.   



25ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

ELOGIO DEL SERVIZIO

 

Immaginiamo un dirigente di un’azienda in crisi che sia obbliga-to a mettersi a fare l’inserviente; un professore che si adatti a farsi le fotocopie e a pulire i locali della scuola; un presentatore tivù che passi a occuparsi di spettacoli di borgata o di oratorio... le definiremmo certamente carriere al contrario, e probabilmen-te saremmo quasi dispiaciuti per loro: «Poverini, non se lo meri-tavano!». Eppure certe professioni poco blasonate sono ancor più importanti di quelle altisonanti: nel momento in cui ci serve, quanto vorremmo un bravo e onesto idraulico, quanto è difficile trovare una badante a nostra misura...
Sono passati duemila anni, ma questa è una delle idee di Gesù meno accolte dal pensiero comune: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo e il servitore di tutti». Anche il linguaggio tradisce gli stessi ministri del cristianesimo: pensiamo al “boccone del prete” o al significato dello “stare da papa”.
Papa Francesco ha provato a invertire la tendenza con piccoli gesti quotidiani, con la scelta di vetture e appartamenti ordinari, con l’umiltà di certi incontri da prete semplice tra la gente.
Se vogliamo conformarci a Gesù, però, tocca a noi cambiare la mentalità. Essere più felici di un figlio onesto, serio, che non sta mai con le mani in mano, di uno che ha trovato il modo di vivere come un pascià, servito e riverito da tutti. Nella nostra vecchiaia e debolezza, probabilmente, ci starà molto più vicino.  


24ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

CHI È GESÙ PER NOI?

«E voi, chi dite che io sia?». Vale anche per noi questa domanda di Gesù. Dovremmo seriamente farci un esame di coscienza, non per scandagliare i nostri peccati, ma per essere consapevoli del valore del cristianesimo nella nostra vita. Dovremmo immaginare l’uomo di Nazaret con il suo sguardo nei nostri occhi, e dirgli sinceramente cosa pensiamo di lui. Se lo riteniamo un personaggio da libro di storia o un uomo di Dio; un vincente o un perdente; un leader irraggiungibile o un fratello, un amico. Se siamo d’accordo con le sue idee, e quanto saremmo disposti a perdere, per seguirlo.
A Gesù non bastano le solenni professioni di fede: il «Cristo» (=il messia che aspettavamo da secoli); il «Figlio del Dio vivente»; il «Salvatore». Ciascuno di noi, come Pietro, pur con buonissime intenzioni e perfetta teologia, può diventare Satana, un ostacolo sulla strada di Dio, che vuole il bene dell’umanità.
Gesù ci può condurre a una vita buona, bella e felice, quando impariamo a lasciarla andare, a rimetterla nelle sue mani, a fidarci di lui. Gesù non promette di cancellare le nostre croci, fatiche e sofferenze. Ci ricorda che le ha portate prima di noi, insieme alle soddisfazioni che la vita consegna a chi sa amare. Ci dice che Dio è al nostro fianco, e ci attende per aprirci le porte del suo Regno. Gesù è per noi. E noi, vogliamo essere per lui e con lui?